Inquinamento del fiume Tevere, a Roma indagati i responsabili del depuratore Ato2

Era poco più di un anno fa, a giugno 2011, quando la Procura di Roma sequestrava il depuratore della multiutility dell'acqua di Roma Acea Ato2, a Nord della Capitale: l'inchiesta, nata da una segnalazione della Forestale che documentava lo sversamento nel Tevere di acque reflue non depurate.

La chiusura delle indagini ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati, con l'accusa di frode di forniture pubbliche ed inquinamento, di tre persone responsabili dell'impianto di depurazione di Roma Nord: la malagestione del depuratore Ato2 avrebbe portato, oltre al perpetrarsi di un inquinamento da acque reflue, anche un rigonfiamento delle bollette Acea alle voci "fognature" e "depurazioni" causato dalle inefficienze.

Secondo il Corpo Forestale dello Stato dunque lo sversamento di acque non depurate, spesso contenenti liquami e fanghi tossici di provenienza industriale, ma anche oli esausti ed acque nere, era prassi per il depuratore Acea Ato2, una delle società più grandi in Europa e che gestisce il servizio idrico integrato per 4 milioni di abitanti in 112 Comuni diversi; nel giugno dello scorso anno, quando fu sequestrato il depuratore, Acea emise un comunicato in cui smentiva le accuse mosse dalla Procura di Roma:

In merito ai livelli di servizio erogato è importante sottolineare che l'impianto di depurazione di Roma Nord ha sempre garantito standard di efficienza depurativa elevatissimi; ben oltre i limiti imposti dalla Provincia di Roma nell'autorizzazione allo scarico. Il dato è attestato dai numerosissimi controlli (oltre 1.000 di routine, tra analisi di esercizio eseguiti dal laboratorio interno e quelli di controllo da laboratorio certificato, rispetto ai 12 richiesti da normativa come autocontrollo) effettuati sulla qualità dello scarico ed eseguiti annualmente da laboratori specialistici e qualificati, come da Arpa Lazio. L'impianto è regolarmente autorizzato a ricevere liquami e fanghi da altri impianti civili di piccole dimensioni, e l'apporto giornaliero di tali liquidi - mediamente valutabile nello 0,03% della portata trattata - rientra ampiamente nelle potenzialità depurative dell'impianto

parole che, alla luce del rinvio a giudizio dei tre responsabili Acea dell'impianto, suonano come vuote alle orecchie dei cittadini.

In merito all'accusa di frode nelle forniture pubbliche infatti la parte lesa sono proprio i cittadini: i contributi richiesti in bolletta per le bonifiche infatti non sono mai stati utilizzati adeguatamente.

L'impianto Acea Ato2 era infatti si predisposto allo smaltimento ed alla depurazione di fanghi tossici, ma "non palabili" (cioè liquidi) ed altri rifiuti speciali provenienti da Roma e Rieti: una filiera però saltata, secondo la procura, a piè pari e che generava olezzi immondi che grazie al vento appestavano tutta la zona di Roma Nord: irregolarità che sarebbero state tutte periziate e dimostrate dai consulenti del Tribunale di Roma.

Quello che una volta era il "biondo fiume", cantato da poeti, romantici, artisti, ma anche da papi, cardinali e uomini politici che nei secoli hanno fatto la storia di questa città, il motivo principe per cui Roma è stata costruita dove si trova oggi, il fiume Tevere, è diventato un immondezzaio nel quale sversare la qualunque, dagli argini abbandonati e che subisce un abusivismo edilizio feroce (come nel caso del Salaria Sport Village, tristemente famoso): da quando i romani hanno perso il rapporto paterno con il Tevere, che nei secoli ha garantito prosperità alla città eterna, il degrado del fiume è diventato uno dei simboli di questa città allo stremo.

Pensare oggi che meno di trent'anni fa il Tevere era il luogo di villeggiatura di quanti ad Ostia non potevano andare fa tristemente inorridire, in attesa che questo scempio finisca.

Foto | Flickr

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