Pesce sostenibile soltanto sull'etichetta, come ti rendo buono il finning

Metti l'etichetta pesce sostenibile (ristretta all'accezione non in via d'estinzione) e vedrai un boom di consumi ed un calo di quella specie con gli ipermercati che si vantano della loro buona condotta ed i consumatori che si sentono meno cattivi, legittimati a comprarne ancora e ancora, in barba a sprechi, metodi di pesca, stagioni, filiera corta, privilegio delle specie locali. Quello che era un pesce sostenibile si trasforma in un pesce sempre più richiesto e ben pagato e i pescatori ricominciano ad utilizzare metodi per pescarne sempre di più, ancora e ancora, per rispondere alla richiesta. L'altra faccia della certificazione sostenibile ha colpito il tonno (tutte le specie oggi rischiano l'estinzione, colore della pinna a parte!), le nostre sardine, le trote.

L'assurdità è che mentre il Costa Rica mette a bando l'atroce pratica del finning ed il commercio delle pinne stesse (in sintesi lo spinnamento degli squali, condannati a morire dissanguati dopo essere stati privati delle pinne, la parte pagata meglio dagli asiatici e più pregiata), l'Australia pensa addirittura di poterci appioppare una bella etichetta di sostenibile. Il Ministro della Pesca Norman Moore ha chiesto al Marine Stewardship Council di rinverdire un po' l'immagine di questa pratica. E lo ha fatto durante una visita in Cina: è da lì che proviene la richiesta di pinne di squalo, soddisfatta con lauti guadagni dai pescatori australiani.

Le pinne verrebbero tracciate dalla barca alla tavola, contrastando secondo il Ministro le pratiche di pesca illegali ovvero quelle che si limitano a prelevare la parte utile, gettando il via il resto del corpo agonizzante in mare. Ma gli ambientalisti insorgono: The Black Fish accusa la MSC di aver già reso pseudosostenibili con le sue certificazioni decine di specie pescate con metodi distruttivi. Il rischio è che anche questa volta vada a finire così con il greenwashing servito su un piatto d'argento.

pinne squaloIl Marine Stewardship Council, ricorda Black Fish, è quello che ha reso sostenibile la pesca del krill (un crostaceo, cibo di balene, uccelli, squali) in Antartide, per citare solo un esempio, malgrado fosse impensabile un qualsiasi tipo di pesca industriale per un elemento così fondamentale per gli ecosistemi. Secondo la Black Fish le associazioni che illudono i consumatori di comprare pesce sostenibile legittimano le pratiche di pesca distruttiva contro cui gli altri gruppi, gli ambientalisti veri, si battono da tempo. Gli squali rischiano l'estinzione, bisogna promuovere sforzi per la conservazione, non per certificare il loro sovrasfruttamento. Servono misure come quella della California che ha messo al bando da tempo la zuppa di pinne di squalo.

Foto | Flickr; jmurawski

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