Una tassa contro i furti di biciclette, com'è che non ci avevamo pensato prima?

furti bici tassaPierfrancesco Maran, Assessore alla Mobilità del Comune di Milano, vuole fermare i ladri di biciclette. Così chiede a Clini l'istituzione di un'anagrafe che renda tracciabili le bici e faccia sentire più al sicuro i cittadini ciclisti. Maran non chiede una tassa, ovviamente, anzi i suoi propositi sono ammirevoli. Però: paura! E una volta che tutte le bici saranno tracciate, il passo per assicurazione obbligatoria e relativa tassa è breve e certamente funzionerà come un deterrente all'utilizzo delle due ruote, potente più dei ladri. E non stentiamo a credere allo scenario funesto che prospetta per noi ciclisti Bicisnob:

Date all’Agenzia delle Entrate un database coi dati anagrafici di tutti i ciclisti e un sistemino per estorcergli quattrini lo troveranno senz’altro, con l’aiuto delle compagnie di assicurazione che non vedono l’ora di trovare un’altra categoria da spennare (P.S. peraltro se t’imbatti in un ladro te la giochi, ma se t’imbatti in Equitalia o nelle assicurazioni a delinquere sono guai seri).

Per promuovere l'uso della bici contrastando il deterrente dei furti bisogna impegnarsi piuttosto su altri fronti, senza intaccare la snellezza burocratica del possedere una bici che è parte del 99% del suo fascino. Niente anagrafe nazionale, niente PRB e niente registro pubblico delle bici, dunque. Piuttosto, scrive Bicisnob, occorre:


ragionare su altri sistemi di sicurezza attiva e passiva. Quelli attivi, più efficaci (lucchettoni e catenone a parte), sono le scelte dei Comuni: rastrelliere dove poter legare il telaio e non la ruota anteriore a sgancio rapido, parcheggi custoditi in prossimità delle stazioni ferroviarie e delle principali fermate del metro, controlli più attenti delle polizie locali nei luoghi dove si sa che si spacciano bici rubate, il permesso generalizzato di poter parcheggiare nei cortili condominiali e negli uffici… Tra i sistemi passivi, invece, un sistema di punzonatura che coinvolga solo produttore e cliente: il produttore punzona il telaio e consegna al cliente, insieme alla bici, il certificato di proprietà.

Anche FIAB-Ciclobby precisa:

La marchiatura della bici deve essere facoltativa, nel senso che deve caratterizzarsi in un’ottica di servizio all’utenza, e non invece costituire oggetto di un obbligo o un presupposto per altre finalità non dichiarate (ad es. per il reperimento di “nuove” fonti di gettito). Diversamente, deve essere chiaro che la posizione della nostra associazione sarebbe risolutamente contraria.

Che la burocrazia non ci rubi anche la bici, per carità! Basta con i furti, di ogni genere!

Foto | Getty

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