Ilva, a Roma "l'ultimo miglio" per l'Aia

Comincia oggi la maratona al Ministero dell'Ambiente, le battute finali per il rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) all'impianto siderurgico Ilva di Taranto, un provvedimento che vedrà la luce solo dopo la firma del ministro Corrado Clini.

Obiettivo dell'Aia è elencare all'Ilva una serie di prescrizioni ambientali, programmando una dead line di investimenti necessari nei prossimi tre anni al fine di diminuire le emissioni nocive che da quarant'anni appestano la città e la provincia di Taranto e che hanno portato la magistratura ad ordinare il sequestro degli impianti.

Presenti alla conferenza di oggi, oltre al Ministero dell'Ambiente e all'azienda, la Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e il Comune di Statte: la Regione chiede altresì il recepimento della legge regionale sulla valutazione relativa al danno sanitario provocato dall'inquinamento ed un riesame dell'Aia a fronte di criticità che dovessero emergere.

Numerose associazioni ambientaliste potranno presentare oggi le proprie proposte di modifica all'Aia: Peacelink ad esempio richiede una proroga di almeno 90 giorni del provvedimento, evidenziando una serie di inquinanti (Pm10, Ipa e piombo) per i quali la bozza attuale prevede solo la misurazione ed il campionamento, senza prevederne un limite per le emissioni, come è invece per la diossina.

Altamarea invece chiede che l'azienda consegni alle istituzioni una fidejussione bancaria

per un importo non inferiore al costo stimato di tutti gli investimenti necessari per rispettare le prescrizioni inserite nell'Aia

come garanzia, una proposta che sa più di bracconaggio statalista che altro; altri movimenti chiedono addirittura che il ministero non firmi l'Aia, segnando il destino dell'Ilva in modo definitivo.

Effettivamente, la bozza del provvedimento fin qui studiata dai tecnici si concentra sopratutto sulle emissioni nell'aria, tralasciando in larghissima parte le acque (l'Ilva affaccia sul golfo di Taranto) e la terra, nonchè entrando poco nello specifico sulla messa in sicurezza degli impianti per tutelare la salute dei lavoratori Ilva; resterebbero così pressocchè irrisolti i nodi legati alle discariche, ai rifiuti, alle centrali ed alle acque.

Foto | EcoBlog

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