The Economist: le grandi compagnie americane diventano sempre più verdi

Economist: le compagnie americane diventano sempre piÃ?¹ verdi Riprendiamo lo speciale dell'Economist per parlare di come le imprese americane stanno reagendo alle continue pressioni che subiscono a causa del cambiamento climatico in atto. Come dicevamo del post di presentazione di questo speciale, il tema negli Stati Uniti non è più un taboo, la forte pressione morale (derivata da eventi devastanti come Katrina, o dalle "prediche" di Al Gore attraverso il suo documentario) si unisce fortemente a una pressione economica derivata dalle opportunità che il mercato "dell'ambiente" può offrire.

Concentrandosi poi sul solo settore della generazione di energia, dominato dal carbone, si vede che anche qui sono gli operatori stessi del settore che chiedono regole precise per un'evoluzione più verde del settore. In particolare, si chiedono misure a livello federale. In modo quasi cinico, l'Economist spiega che principalmente il motivo è perchè "questo sarebbe il male minore".
Ovvero, già molti stati, con in testa la California, stanno adottando misure per la riduzione delle emissioni. La California infatti ha deciso che le che le emissioni dovranno essere ridotte ai livelli del 1990 entro il 2020, e poi dovranno essere ulteriormente ridotte entro il 2050 del'80%. Risultati che saranno molto probabilmente raggiunti attraverso un sistema simile al mercato del carbonio Europeo.
Ora, se ogni stato americano adotta misure proprie, più o meno restrittive, le grandi compagnie impazzirebbero per poter restare entro i criteri fissati da ognuno. Invece un unico sistema federale significherebbe una sola legge da rispettare, detto in modo molto banale.
E da quando il Congresso Americano è diventato a maggioranza democratica, le proposte di legge in questo senso stanno aumentando notevolmente.

Ma oltre a "piegarsi all'inevitabile", le imprese produttrici di energia (il settore industriale a maggiori emissioni di CO2 negli USA, che sono il paese che più emette CO2 al mondo) vedono anche le opportunità economiche che questi cambiamenti porteranno. Se il governo americano adotterà un sistema di mercato dei permessi di emissioni, si aprerà un nuovo fronte di commercio e guadagno. E quindi, le imprese stesse premono per poter essere coinvolte nella definizione di queste nuove misure. Ci guadagnano anche in immagine, se fanno lobby per il controllo delle emissioni si fanno un immagine più "verde", e questo aumenta in generale in tutto il settore la pressione per il controllo delle emissioni. E di conseguenza più compagnie si sentiranno sottopressione per acquisire una immagine verde, o resteranno indietro e perderanno fette di mercato.
Insomma si sta innescando un meccanismo virtuoso di competitività che in ultima analisi porterà benefici al nostro pianeta. Speriamo bene.

A tutto questo si unisce anche la crescente consapevolezza che, se gli USA che sono il più grande "emettitore" di CO2 continuano a rifiutarsi di ridurre le proprie emissioni e di adottare misure a livello federale, le economie emergenti come Cina e India non accetteranno mai di controllare le proprie. E allora sarebbe tutto piuttosto inutile.

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