Acqua dai rubinetti, a Milano si mappano i bar per evitare gli sprechi

"Un bicchiere d'acqua per favore e, rigorosamente, di rubinetto" sta diventando la formula classica per ordinare da bere in un qualsiasi bar di Milano; la campagna L'abbiamo imbroccata, giunta al primo anno di vita, fa i primi soddisfacenti bilanci: 126 locali lombardi, tra bar, trattorie, circoli Arci, agriturismi, etc, hanno scelto di servire ai clienti acqua di rubinetto, risparmiando oltre 1,5 milioni di bottiglie di plastica.

Il progetto prosegue sulla lunghezza d'onda della campagna Imbrocchiamola, nata nel 2007 sul mensile Altraeconomia per scoraggiare l'uso di bottiglie di plastica: oltre al materiale infatti, l'obiettivo è ridurre i chilometri che l'acqua percorre dal luogo di imbottigliamento alla nostra gola assetata: solo dalla plastica si sono calcolate 100 tonnellate di Co2 in meno emesse nell'atmosfera, cui va aggiunto l'incalcolabile risparmio sui trasporti.

La campagna, lanciata da Fondazione Rete Civica di Milano, Legambiente Lombardia e l'Università di Milano Bicocca, con la collaborazione di Amiacque, Metropolitana Milanese, Prothea e il mensile Altraeconomia è stata rivolta non solo ai cittadini ma anche alle amministrazioni pubbliche locali per incentivare il consumo di acqua di rubinetto nelle case, negli uffici e nei pubblici esercizi.

Certamente se l'acqua è un "bene comune", come volontà popolare ha decretato nella consultazione referendaria dello scorso anno, bere "l'acqua del sindaco" diventa per il cittadino un diritto/dovere che la campagna L'Abbiamo imbroccata vuole rivendicare: 126 locali in tutta la Lombardia, di cui 79 solo a Milano, al lodevole progetto hanno aderito anche 18 aziende, i cui dipendenti oggi bevono acqua di rubinetto durante la pausa pranzo.

Ai partecipanti Amiacque, società interamente pubblica, dal 2009 unico soggetto operativo responsabile per le attività di erogazione dell’intero ciclo idrico nella Provincia di Milano, mette a disposizione brocche in vetro corredate con "l'etichetta dell'acqua", indicante i valori dell'acqua del Comune da cui proviene.

L'iniziativa è utile anche per un cambio di mentalità nei confronti dell'acqua di rete, che viene vista in questo modo più come una risorsa da valorizzare che non come un fiume infinito da sprecare; se esportata fuori dalla Lombardia avrebbe inoltre il duplice scopo di "far pressione" su alcune pubbliche amministrazioni affinchè risolvano l'annoso problema della scarsa qualità dell'acqua potabile in alcune zone d'Italia (come nel Lazio, dove in alcuni Comuni si sono dovuti alzare i limiti per i livelli di arsenico per rientrare nella legalità, un principio kafkiano di gestione delle risorse idriche).

Oltre alla riduzione delle bottiglie di plastica, ai volumi di Co2 e ai trasporti degli approvvigionamenti idrici, anche il portafogli è ben contento dell'iniziativa: facendo un rapido calcolo, non consumando quasi mai acqua "al dettaglio", riesco a risparmiare circa 800 euro l'anno; il fatto che li spenda poi in vino è un altro discorso.

Via | Lettera43
Foto | Flickr

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