Inquinamento "colpa" del clima? Ma dai!

poco vento e molto inquinamento sul nord Italia

"La qualità dell’aria sulle grandi aree urbane dipende strettamente dai fattori climatici locali la cui influenza è di solito superiore a quella dei fattori antropici (densità demografica, densità spaziale e temporale delle emissioni)."

Questa la premessa con cui il colonnello Giuliacci, del Centro Epson Meteo, spiega in un articolo (Qualità dell'aria: le metropoli del Nord Italia le più penalizzate in Europa dal clima) perché, secondo lui, alcune città sono penalizzate dal clima e hanno, conseguentemente, una pessima qualità dell'aria.

Permettetemi di distinguere le sorgenti di inquinamento dai fattori che ne impediscono la dispersione perché dalle parole del colonnello questo passaggio non mi sembra chiaro.

Prendiamo ad esempio il pezzo in cui il col. Giuliacci spiega la relazione tra venti deboli e PM2,5: "Dal grafico si arguisce che in una metropoli ove in inverno il numero di giorni con venti deboli sia intorno al 35%, la concentrazione annuale del PM2.5 (in μg/m3) è dovuta al 60% proprio ai venti deboli. A Milano nel periodo 1990-2006 il numero medio invernale di giorni con venti inferiori a 1.5 m/s è stato intorno all’80% , il che consente di affermare che la concentrazione annuale di PM2.5 sulla metropoli lombarda dipenda almeno al 70%, più che dalle emissioni, proprio dalla sfortunata elevata frequenza invernale di venti deboli. "

Secondo me, le locuzioni italiane "essere dovuto" e "dipendere" implicano un nesso di causa -> effetto che in questo caso non c'è proprio. Al massimo si osserva una correlazione.
Le PM2,5 sono presenti perché qualcosa le emette e quel qualcosa non e' la mancanza di vento. Il vento potrebbe solo portarle via, ma, come dicono chiaramente i grafici, il vento manca, per cui tra la mancanza di vento e la concentrazione di PM2,5 si osserva una correlazione.

Non e' un puntiglio linguistico, e' un dettaglio che influisce sulle politiche anti inquinamento. Il fatto che le condizioni meteo siano particolarmente avverse alla dispersione degli inquinanti nelle città del Nord Italia viene preso come giustificazione da parte di alcuni sindaci, come quello di Torino, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. (Va detto che se anche il vento ci fosse, si limiterebbe a spostare l'inquinamento, non a smaterializzarlo!)

I dati sull'inquinamento "al netto delle condizioni meteo" potrebbero avere un interesse scientifico, ma non hanno effetti sulla protezione della salute pubblica. La gente vive in condizioni reali e se la qualità dell'aria nelle città del nord Italia non e' buona (anzi, in peggioramento) occorre progettare delle soluzioni per migliorarla.

Visto che non siamo in grado di agire sul clima, occorre agire con fermezza sulle vere cause, sulle sorgenti dell'inquinamento; occorre ridurre le emissioni, non cercare giustificazioni meteorologiche. Questo va fatto indipendentemente da quanto le emissioni siano già basse.

Nelle relazioni del col. Giuliacci ci sono molti dati che lasciano ipotizzare un aggravarsi delle condizioni meteo nei prossimi anni. Pioverà meno, ci sarà meno vento, gli inquinanti resteranno dove vengono emessi: dire "oh come siamo sfortunati! Oh come e' difficile fare qualcosa in queste condizioni" non ci aiuta di certo.

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