Da L'Aquila condanna a sei anni alla Commissione grandi rischi

La sentenza di condanna a 6 anni per i 7 responsabili della Commissione grandi rischi emessa ieri dal giudice unico Marco Billi a L'Aquila sta scatenando pareri opposti. Scatta la reclusione e l'interdizione dai pubblici uffici con l'accusa di aver causato la morte di 29 persone ed il ferimento di altre quattro per non aver allertato adeguatamente la popolazione sui rischi di possibili conseguenze rispetto a al terremoto poi verificatosi il 6 aprile 2009 alle ore 3.32, per Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, la presidenza del Consiglio dei ministri al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio nei confronti di 56 parti civili.

Resta fuori il Capo della Protezione civile dell'epoca ossia Guido Bertolaso che convocò quella riunione proprio per stabilire quali strategie preventive adottare. Nel merito proprio pochi mesi dopo il sisma Bertolaso scrisse una accorata lettera al padre di uno dei ragazzi vittime del crollo della Casa dello Studente in cui ammetteva:

Mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto e che faccio, insieme a quelle di chi non ha fatto e non ha assunto responsabilità quando doveva farlo per evitare la morte di persone innocenti, che non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone. È giusto che non si chiami fatalità o disgrazia ciò che poteva essere evitato.


Commenta così Stefano Gresta presidente dell'INGV- Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia :

Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza de L’Aquila, perché rischia di minare uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d’indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico. Condannare la scienza significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati. Sebbene sia un colpo molto duro, l'INGV continuerà il suo lavoro di ricerca con il massimo impegno e rafforzerà la sua presenza nella società per un'opera di corretta informazione ed educazione.

Restano da capire le motivazioni della condanna che saranno depositate tra 90 giorni ma per gli scienziati accusati resta inconcepibile una simile risposta del tribunale poiché lo stesso pm Fabio Picuto aveva chiesto 4 anni e non i 6 che sono poi stati riconosciuti. I capi di imputazione riferiscono di:

Una valutazione approssimativa, generica e inefficace, sia in relazione all'attività della commissione sia ai doveri di prevenzione e previsione, che ha portato gli scienziati a fornire, dopo la famosa riunione, informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica, vanificando le attività di tutela della popolazione.

Gli scienziati hanno sempre ribadito che i terremoti non si possono prevedere, ma si possono prevenire le conseguenze nefaste di un sisma avendo a disposizione le mappe delle zone a rischio e conoscendo la sicurezza degli edifici. Ecco probabilmente fu questo l'aspetto a essere sottovalutato dalla Commissione grandi rischi che prese in considerazione le legittime indicazioni degli scienziati che restarono però al di fuori di ogni intervento pratico e preventivo.

Via | Il Messaggero, Abruzzo24ore
Foto | Getty Images

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