L’appello di Camilleri per salvare il Val di Noto

camilleri_val_di_notoQuando nel 2002 il Val di Noto entrava nel patrimonio dell’Unesco già l’ombra delle trivelle alla ricerca del petrolio iniziava a minacciare questo patrimonio artistico. Il vallo (e non la valle!) vanta la presenza otto perle del Barocco siciliano: Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa Ibla, Scicli, Catania, Caltagirone e Militello in Val di Catania. Un altro tesoro è però nascosto in queste terre siciliane: il petrolio, che ha attirato gli interessi della società Panther Eureka per l’estrazione degli idrocarburi.

Dopo tante vicende oggi la notizia ha fatto il giro del mondo grazie ad un appello lanciato da un personaggio molto noto: lo scrittore Andrea Camilleri. In un articolo su La Repubblica, Camilleri racconta la vicenda e il proprio sdegno e lancia infine un raccolta firme per dire “no” alla distruzione, “in ogni parte d’Italia, dei nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili”. Ad oggi sono oltre 38mila le adesioni raccolte.

In campo sono scese anche le associazioni ambientaliste che da tempo si battevano per salvare questo patrimonio dell’umanità. Il WWF in una lettera al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Siciliana sottolinea come le trivellazioni per la ricerca petrolifera autorizzate dall’Assessorato all’industria, sono prive di Valutazione di Impatto Ambientale e di Valutazione di Incidenza. Non la pensa così la Panther Eureka che in una nota ufficiale spiega a chiare lettere: la società ha ottenuto dalla Regione il titolo minerario per l’esplorazione e la ricerca di idrocarburi a conclusione di un iter amministrativo preciso ed articolato durato due anni. Il procedimento ha previsto anche l’analisi della compatibilità ambientale del progetto. In particolare, l’attività di esplorazione è regolamentata dall’allegato B del DPR 12.4.96 che prevede la procedura di verifica di impatto ambientale (art.10)”. Anche Legambiente si rivolge al Governo ricordando come l´Unesco, per concedere il riconoscimento ha chiesto come condizione imprescindibile un piano di gestione che vincoli il territorio. Speriamo che qualcuno ascolti tutte queste voci. O almeno che si sente una voce da qualcuno di istituzionale, da parte del Governo o anche dell’Unesco stessa.

Via | L'appello su La Repubblica

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