Taranto, Ilva d'accordo sull'Aia, ma chiede il dissequestro degli impianti

Ieri la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto del Ministero dell'Ambiente firmato da Corrado Clini riguardante il riesame dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) sull'Ilva di Taranto; tali disposizioni, è stato già annunciato dal presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, si sposano perfettamente con le intenzioni dell'azienda di ammodernarsi, diminuire le emissioni e tutelare la salute pubblica e l'occupazione del capoluogo pugliese.

Ilva ha in tal senso fatto sapere di accettare in toto le prescrizioni previste dall'Aia a patto però di avere la piena disposizione degli impianti, in parte sotto sequestro dalla Procura di Taranto.

In un'articolata e complessa istanza di dissequestro che verrà presentata alla Procura di Taranto dai legali dell'Ilva l'azienda cercherà di convincere la magistratura a "rendere a Cesare ciò che è di Cesare", insomma a restituire la piena fruibilità e funzionalità degli impianti dell'enorme industria siderurgica per poter riattivare la produzione e mettere in campo misure che possano "aggiornare" l'impianto in base alle disposizioni Aia.

Il 12 ed il 19 novembre prossimi si terranno due udienze per discutere i cosiddetti "incidenti di esecuzione" (la verifica del titolo esecutivo in base al quale la procura ha disposto il sequestro) anche relativamente al piano industriale da 400 milioni presentato da Ilva e rigettato dai magistrati.

Nel piano Ilva chiedeva la garanzia di un minimo produttivo, richiesta infrantasi sulla parete dell'ultimatum di spegnimento degli impianti; secondo un comunicato di Legambiente

C'è una sola vera novità nella nota diramata dall'ufficio comunicazione dell'Ilva dopo la notizia della pubblicazione dell'Aia ed è la proclamata intenzione di applicare quanto richiesto dall'Aia stessa. Ma continua a non essere esplicitato nè il piano industriale (ci stanno lavorando, dice la nota) nè l'impegno finanziario di Ilva o della famiglia Riva (bisogna verificare la sostenibilità finanziaria, dice la nota) per l'attuazione delle prescrizioni dell'Aia e delle ordinanze della magistratura. Senza questi elementi siamo in presenza solo di parole mentre è di fatti, del concreto drastico abbattimento dell'inquinamento provocato da Ilva, che c'è bisogno.

Le bocce, nonostante i continui spostamenti e i solenni proclami, restano fondamentalmente ferme: i tre attori in gioco, Ilva, Procura e Ministero, si scrutano sospettosi, memori ognuno dei 40anni trascorsi tra i veleni della città rossa: la soluzione, che voci propagandistiche vogliono "vicina", è in verità un miraggio al quale, va detto, gli stessi attori stanno lavorando. Tuttavia, è doveroso pensare che quelli sono gli stessi attori che hanno condotto all'estremo la situazione tarantina, dimenticandosi spesso dei diritti fondamentali: salute e lavoro.

Foto | TmNews

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