Liberare le sementi dai brevetti per tutelare la biodiversità

semi

Vandana Shiva, presidente del movimento internazionale Navdanya, è intervenuta nei giorni scorsi al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino, ribadendo la necessità di liberare le sementi dai brevetti per tutelare la biodiversità e l'agricoltura sostenibile:

Bisogna lottare contro le industrie che, attraverso i brevetti, vogliono possedere la vita. Lo fanno grazie a un trattato internazionale, redatto dalle cinque grandi multinazionali capeggiate dalla Monsanto, che lo permette. Ma da quando si inventa la vita? Loro non hanno inventato nulla, hanno solo modificato dei geni e li hanno registrati. Se i governi del mondo non hanno fatto niente per impedire tale scempio, dobbiamo attivarci noi, non possiamo stare in silenzio.

Gli agricoltori per secoli hanno curato personalmente la selezione delle sementi, le varietà da coltivare. Quello che era il fulcro dell'attività stessa del coltivare, il seme, si è oggi trasformato per molte aziende in un affare di poco conto, da affidare a qualcun altro: le multinazionali sementiere che sono sempre di meno e sempre più grandi. Aziende che

creano ibridi commerciali e varietà selezionate “in purezza” che consentono migliori performance su un versante piuttosto che su un altro, ma devono essere riacquistate ad ogni semina perché non danno buoni risultati in seconda generazione. Le sementi tradizionali invece non hanno bisogno di essere riacquistate ogni anno, però richiedono un po’ di abilità per essere selezionate dal raccolto della stagione ed essere conservate per consentire la produzione dell’anno successivo. E i contadini sanno come fare.

All'incontro Sementi: dove si inizia? è intervenuto anche Marcello Buiatti, dell’Università di Firenze:


Dalle sementi comincia la nuova battaglia per la vita perché senza varietà si muore. Tutto è cominciato con il tentativo di ottimizzare e “macchinizzare” la vita, comprese le sementi, che devono essere selezionate. È stata la fase della crescita infinita della produzione. Ma ha fallito. Dalle macchine stiamo passando al mondo virtuale, in cui la crescita infinita non è tanto dei prodotti, ma della moneta. Considerando che solo un dodicesimo della moneta in circolazione ha a che fare con le merci, si può dire che non interessa più la materia, non interessano le piante, ma solo il loro brevetto. E siccome brevettare significa standardizzare, perdiamo la varietà che è alla base della vita.

Foto | © Getty Images

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