Pesci ancora radioattivi in Giappone ad un anno dal disastro nucleare di Fukushima

A distanza di più di un anno dal disastro nucleare di Fukushima, i pesci delle acque costiere limitrofe recano ancora tracce di radioattività oltre i valori norma. Nelle acque antistanti la centrale, ne parlavamo qualche settimana fa, nove specie di pesci sono risultate contaminate da cesio radioattivo. La conferma della contaminazione dei pesci nei mari giapponesi ci arriva da uno studio pubblicato su Science, a firma del chimico marino Ken Buesseler della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI).

Lo scienziato ha analizzato i dati resi pubblici dal Ministero giapponese dell'agricoltura, delle foreste e della pesca (MAFF) sui livelli di radioattività nei pesci, nei frutti di mare e nelle alghe raccolte nei porti e nelle baie della Prefettura di Fukushima. Dall'analisi di ben novemila campioni emerge un quadro allarmante sulla relazione tra i radionuclidi rilasciati dall'incidente nucleare dell'11 marzo del 2011 e l'ecosistema marino.

L'emergenza alla centrale provocata dal terremoto e dal conseguente devastante tsunami ha causato il più grande rilascio accidentale di radiazioni verso l'oceano della storia, l'80 per cento delle quali è finita nell'Oceano Pacifico Nord-occidentale. La maggior parte dei pesci pescati al largo della costa Nord-Est del Giappone restano al di sotto dei limiti consentiti per il consumo di frutti di mare, anche se il governo giapponese ha rafforzato i valori soglia nell'aprile del 2012.

Tuttavia, dall'analisi emerge che il pesce più contaminato è quello catturato al largo della costa della prefettura di Fukushima, come era prevedibile. Nello specifico sono i pesci demersali (quelli che dimorano e si nutrono dai fondali) a mostrare il massimo livello di contaminazione da parte di un isotopo radioattivo del cesio disperso dalla centrale nucleare danneggiata. In quasi tutti i pesci i livelli di contaminazione non risultano in calo.

Secondo Buesseler nell'oceano potrebbe esserci una fonte continua di radionuclidi, alimentata sia da piccole e continue fughe radioattive dal sito del reattore stesso sia dai sedimenti contaminati. I pesci, poi, assorbono e accumulano le radiazioni in maniera differente a seconda della specie e dunque informare la popolazione sui rischi del consumo di frutti di mare è molto più complesso di quanto non sembri.

Via | Asian Scientist
Foto | © Getty Images; Courtesy of Jack Cook, WHOI

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