Acqua pubblica, a Roma manca l'erogazione domiciliare

E' inaudito che in una capitale europea vi siano zone senza acqua corrente potabile, eppure a Roma succede anche questo; altrettanto inaudito e osservare inermi lo scempio che deriva dalla vicenda del Municipio Roma XIX, precisamente dalla zona chiamata Testa di Lepre.

La rete idrica obsoleta infatti, sulla quale i lavori di ammodernamento non sono stati mai eseguiti, impedisce oggi l'erogazione dell'acqua pubblica ed ha tagliato completamente l'approvigionamento idrico privato e pubblico (rubinetti e fontane insomma).

Siamo a poco più di un anno dopo il referendum che, con il 96% delle preferenze, ha sancito il dogma dell'acqua pubblica quale intoccabile tabernacolo delle italiche genti: la percentuale "bulgara" registrata per il quesito sull'acqua avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei comitati referendari e dei cittadini, scongiurare qualsiasi rischio di contaminazione e di spreco delle acque: il pubblico, certamente, è meglio del privato.

Non è sempre così: da aprile ormai sono ben 600 i residenti di Roma (all'interno del Comune di Roma, proprio "romani de Roma") che hanno visto tagliare completamente la fornitura di acqua; per il primo mese le carenze sono state sopperite da forniture tampone grazie alle autobotti, prima organizzate in orari assurdi (il mattino preso o la sera tardi), poi con più regolarità.

Oggi, da più di un mese, manca completamente l'acqua in almeno 120 case del Municipio Roma XIX: ci si lava con la minerale, si beve la minerale, si lavano pavimenti, piatti, panni e quant'altro con la minerale; oltre all'enorme costo sociale, allo spreco idrico, all'interruzione di pubblico servizio, i rischi per la salute pubblica e le condizioni igieniche sono assolutamente evidenti e sottovalutati.

La responsabilità ovviamente è di tutti e di nessuno: per il Presidente del Municipio XIX e per l'ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione del Lazio, la società pubblica che gestisce gli acquedotti in questione)

la crisi idrica è connessa […] alle significative variazioni apportate dagli interventi effettuati dall’Acea-Ato2, nonché alla mancata fornitura di più ampia potenza di energia elettrica, a suo tempo richiesto da ARSIAL

Di Ato2 ce ne siamo già occupati, relativamente al depuratore Roma Nord che scaricava nel Tevere acque nere e fanghi industriali.

Di parere opposto Acea, che rimpalla ad ARSIAL le responsabilità:

Le zone rurali dell’Agro Romano […] sono alimentate da acquedotti realizzati da ARSIAL e le cui risorse idriche di alimentazione erano all’origine solamente quelle locali vale a dire sorgenti e pozzi.[…]

Tuttavia la responsabilità è forse scritta in un protocollo d'intesa del 2004, in cui Acea si fa carico del risanamento degli acquedotti ARSIAL:

In particolare nella zona di Testa di Lepre è stato realizzato ma non è ancora stato messo in esercizio l’intervento relativo al I° stralcio – I° Lotto finalizzato alla sostituzione delle fonti locali con fornitura da Utenza ACEA, che deriva direttamente dall’Adduttrice DN1000 Olgiata – Civitavecchia con acqua proveniente dalle Sorgenti del Peschiera e pertanto di ottima qualità. Alla luce di quanto esposto le carenze idriche segnalate, peraltro presenti allo stesso modo anche l’anno scorso nei mesi estivi, non possono in alcun modo dipendere dall’intervento realizzato a Testa di Lepre da parte di ACEA, anzi è auspicabile che una volta messo in esercizio l’impianto la situazione segnalata subirà notevoli miglioramenti

si legge sulle carte datate 2004. Oggi la situazione è diventata una vergogna insostenibile per qualunque paese del mondo, aggravato dal fatto che parliamo della capitale di un paese membro del G8, dell'Unione Europea, dell'Onu e che siede ai tavoli dei più importanti organismi di cooperazione e sviluppo internazionali.

Un Comune, quello di Roma Capitale, nel degrado completo, visto che sulla vicenda tace in modo assordante, nelle responsablità normative che hanno portato a questa situazione vergognosa: nel 2000 il Comune dispose l'acquisizione del patrimonio ARSIAL, acquisizione mai perfezionata in 12 anni, lasciando un vuoto oggi divenuto un cratere per Testa di Lepre.

Acea intanto fa sapere che si accorderà con ARSIAL per trovare una soluzione, trasferendo la proprietà degli acquedotti, ma con un contenzioso già in atto: chi ne fa le spese, nel frattempo, sono i cittadini della Capitale d'Italia.

Intanto, poco più a nord, le acque erogate contengono valori di arsenico e alluminio molto oltre i limiti di legge, ivi compreso il carcere di Civitavecchia (sovraffollato e con acque non potabili): se si pensa che nell'intera Regione Lazio si spreca circa il 70% dell'acqua pubblica a causa delle infrastrutture, personalmente comincio ad avere un parere diverso sulla gestione pubblica dell'acqua "bene comune".

Foto | Flickr

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