Ecologia e politica: i comitati

Come si può contare di più nelle scelte legislative o di governo, locali o nazionali, relative all’ambiente? Che cosa deve fare una persona che sia cosciente dei problemi dell'ambiente e voglia risolverli a scala più che personale?
Entra in politica, appoggia un partito, scende in piazza, resta fuori da tutto per non fare compromessi?

A porre questa bella domanda e' il direttore dell'EcoIstituto del Veneto, Michele Boato, che in una lettera aperta invita tutti coloro che hanno a cuore il problema a discuterne.
La prima ipotesi di lavoro (domani e dopodomani ve ne proporrò altre due) e' di far parte di un comitato.

Per Michele Boato far parte di un comitato significa mantenersi totalmente fuori dalla politica, facendo solo attività di “movimento” (denuncia, pressione, manifestazioni, informazione, ecc.).

La prima opzione, fare solo “movimento”, è, forse, oggi la più praticata tra chi si dà da fare a livello locale per difendere un po’ di verde, o per impedire un inceneritore, per spingere una raccolta “porta a porta” dei rifiuti o per dare spazio a ciclisti e pedoni, per difendersi dall’elettrosmog o da una base militare o per sostenere la produzione biologica.

Essa in realtà non comporta alcuna scelta esplicita, perché è “naturale” per una associazione o comitato di base, mantenere gelosamente la propria autonomia dai partiti politici. Ciò nonostante non è raro incontrare comitati che, nonostante proclamino la loro indipendenza o “trasversalità” rispetto all’arco della politica, di fatto privilegiano i rapporti con l’uno o l’altro partito o schieramento. Volta a volta troviamo il pregiudizio positivo per la sinistra (più spesso Rifondazione che DS) o i Verdi, o la Leganord, o (non solo al sud) per Alleanza Nazionale e persino l’UDC.

Ma non mancano casi di legami espliciti col tale esponente del tale partito che, nelle istitutzioni locali o nazionali, sostiene apertamente la causa del comitato. E’ un male? Non necessariamente, a mio avviso, ma solo a condizione che:

a. il comitato abbia una sua autonomia (culturale, finanziaria, organizzativa) trasparente e partecipata, all’interno della quale queste “alleanze” vengono valutate, decise e, se del caso, revocate;

b. il partito, lo schieramento o il singolo politico a cui ci si appoggia, oltre ad avere una seria reputazione ambientalista, non faccia doppi giochi, cioè difenda e sostenga coerentemente, in ogni sede (anche la più lontana dal controllo popolare) le lotte e le proposte del comitato.

[Michele Boato]

PS Domani vedremo pro e contro di costituire una lista civica e dopodomani parleremo dei partiti italiani.

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