Ecologia e politica: le liste civiche

Continuiamo la trattazione delle diverse opzioni che un ecologista si trova di fronte quando decide di cambiare il mondo. Ieri abbiamo pubblicato la prima parte della lunga lettera di Michele Boato (direttore dell'EcoIstituto del Veneto) che trattava dei comitati, oggi vediamo pro e contro delle liste civiche.

La seconda scelta, dare vita, anche solo occasionalmente, ad una lista elettorale civica, in sede locale, di matrice (anche) ambientalista non è invece una scelta “naturale”. Deriva di solito da situazioni eccezionali, che possono costringere il comitato a questo passo: si tratta di lotte o iniziative molto forti, che trovano davanti a sé un muro compatto nelle istituzioni, la sordità o addirittura l’ostilità di tutti i partiti presenti nel Consiglio comunale.

Ho conosciuto di persona alcune di queste situazioni, come Sernaglia della Battaglia (TV), con tutto il paese in piazza contro il Comune che, dopo aver venduto il territorio ai cavatori, ora lo voleva rivendere all’azienda dei rifiuti di Padova per riempire i buchi con milioni di tonnellate di rifiuti.
Era il 1987, appena eletto deputato alla Camera sono stato chiamato dal Comitato locale, guidato da Adriano Ghizzo, che non si è limitato a organizzare il blocco delle strade di accesso alle cave, ma ha dato ad una delle prime raccolte differenziate d’Italia (carta, vetro, metalli e vestiti), per anni autogestita e boicottata dal Comune. Poi, arrivate le elezioni per il rinnovo del Comune, hanno dato vita ad una lista civica che ha avuto la maggioranza degli eletti, spazzato via i vecchi amministratori e realizzato, tra l’altro una raccolta “porta a porta” arrivata ai vertici nazionali (Comune riciclone con circa l’80% di riciclo).

Una situazione simile, meno conflittuale ma altrettanto partecipata, si è verificata nel comune di Breganze (VI) con il Gruppo Raccolte Caritas che, nel 1985, ha dato vita alla lista civica “Partecipazione e servizio”, ottenendo 2 consiglieri, diventati 4 alle elezioni successive del 1990; nel 1992, la lista civica entra in giunta assieme ad una DC molto rinnovata, dando vita ad una netta svolta amministrativa. Nel ‘95, con la prima elezione diretta del sindaco, la lista civica prende il nome di “Breganze insieme”, vince ed elegge sindaco Francesco Crivellaro che, assieme a Giovanni Benincà, aveva dato vita all’esperienza del Gruppo Raccolte Caritas, assieme stanno governando Breganze fino al 2009.

In Italia situazioni simili, più o meno conosciute, ci sono in quasi tutte le regioni, almeno una per provincia. Si può parlare di molte decine, con sindaci eletti a furor di popolo, come Laura Puppato nel 2002 a Montebelluna (TV), sull’onda della lotta contro il progetto di un inceneritore al plasma, perseguito dalla precedente amministrazione, monocolore della Leganord. Laura Puppato, esponente del locale WWF, non è iscritta ad alcun partito, ed è stata sostenuta da due liste civiche e da un centro-sinistra che mai prima aveva avuto gran seguito e nemmeno ora, senza di lei (rieletta nel 2007) avrebbe alcuna possibilità di governare.

Qualcuno propone di coordinare, “federare” e moltiplicare queste liste; ma si tratta di esperienze molto locali, che mal sopportano inquadramenti di alcun tipo, anche se di spirito “civico”.
Il tentativo di Illy e dei suoi amici di dar vita, nel 2005-06 a un Movimento delle Liste Civiche alleate al centro-sinistra (ma da esso formalmente indipendenti) non ha avuto finora grande fortuna, sia a causa di una gestione troppo orientata politicamente, (erano, come Zanotto di Verona, sindaci poco “civici”, in realtà molto legati a Margherita e Ds), sia per una profonda diffidenza di molte altre liste civiche da qualsiasi “cappello” politico etero-diretto.

[Michele Boato]

PS Domani concluderemo la carrellata parlando di ecologia e partiti italiani

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