Lula: idroelettrico inquina, Brasile sarà potenza energetica nucleare

Lula dice che l'idroelettrico inquina e punta a fare del Brasile una potenza energetica nucleareNuove centrali nucleari e un sottomarino atomico. Gli ultimi discorsi del Presidente del Brasile Luiz Inàcio Lula da Silva sembrano una via di mezzo fra le esternazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad e quelle del cuginone nordamericano Bush, con una spruzzatina dei toni del neo-eletto Presidente francese Sarkozy.

Lula, di ritorno dall’Europa, ha infatti dichiarato: "Nessuno impedirà che il Brasile svolga il ruolo storico che gli è proprio. Il Brasile non sarà servile". Cotanta veemenza si riferisce alle politiche energetiche del grande paese sudamericano e, tanto per accentuare le similitudini con Bush e Ahmadinejad, sono state pronunciate in un centro militare.

Il Presidente-operaio ha poi continuato: "Non difenderemo gli interessi di altri senza tenere conto dei nostri. Noi possiamo diventare una grande potenza energetica e non rinunceremo a questo".

State pensando ai biocarburanti Made in Brazil? Siete fuori strada. Lula stava difendendo la scelta nucleare del suo paese, felicitandosi della recente approvazione, da parte del Consiglio nazionale della politica energetica (un organo comunque solo consultivo) della costruzione della nuova centrale nucleare Angra III a Rio de Janeiro, per la modica cifra di $3'600 milioni.

Il Presidente ha anche rilanciato, dicendo che “se fosse necessario costruire altre centrali nucleari, lo faremo, perché si tratta di una energia pulita ed è provato che oggi noi abbiamo la sicurezza necessaria" per sviluppare l'energia nucleare. Secondo Lula, nel prossimo decennio il governo stanzierà $75 milioni ogni anno per la ricerca applicata alla generazione di energia elettrica e la costruzione di un sottomarino nucleare.

Pare che Lula punti sul nucleare anche alla luce di un nuovo studio brasiliano, che dimostrerebbe che le centrali idroelettriche con un grande bacino idrico in Amazzonia emettono oggi ben dieci volte più metano e CO2 di una centrale termoelettrica con lo stesso potenziale produttivo!
Dal nuovo studio emerge che la centrale di Balbina, in Amazzonia, emette 3’000 tonnellate/anno di gas serra (quanto una città di 100’000 abitanti), a causa della putrefazione della vegetazione e dei componenti organici del suolo nel bacino allagato.

E qua torniamo sul discorso che non molto tempo fa ha suscitato su ecoblog una discussione enorme: il nucleare ci salva dal global warming e dall’inquinamento? A questo proposito, due settimane fa, si è pronunciato anche il ministro dell'Energia brasiliano, Nelson Hubner: ''Oggi la centrale nucleare è l'alternativa di minor costo e di condizioni ambientali più favorevoli, senza le emissioni di CO2 delle centrali termoelettriche e idroelettriche''.
Una posizione criticata da Greenpeace Brasile, che ha affermato che ''mentre il mondo abbandona il nucleare, a Brasilia in controtendenza approvano nuove centrali''. A questo proposito però, i giornalisti italiani che hanno seguito la vicenda hanno fatto sarcasticamente notare che in India sono in costruzione sei centrali nucleari, in Russia cinque e in Cina quattro.

E’ ormai chiaro che il Brasile – sotto la forte guida del suo Presidente – sta cercando di decidere l’agenda ambientale internazionale, direzionandola verso le risorse che più garantiscono i propri interessi. E’ sempre più forte il sospetto che l’agenda brasiliana di ambientalista abbia ben poco: i toni lasciano bene intendere che qua non si parla di ambiente, ma di politica alla vecchia maniera. Sinceramente, non so se questo sia un bene o un male per la nostra Terra.

Può darsi che le tesi di Lula siano corrette, e allora noi abbraccialberi possiamo essere contenti.

Se però non lo sono, e Lula riesce – fra pressioni e contatti internazionali – ad imporre la propria agenda, si rischia di canalizzare risorse importanti verso iniziative non propriamente ecologiche e di far entrare nella comunicazione di massa un enorme eco-equivoco, che allontanerà per anni lo sforzo ed il denaro pubblico dalle energie rinnovabili che meno sembrano entusiasmare Lula (idroelettrico, solare, fotovoltaico…). A tutto vantaggio di nucleare e biocombustibili.

Via | TGCOM

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