EcoSport: ecco il "bio-golf"

Campi da golf biologici Che bello il golf, uno sport rilassante e immerso nel verde. Lo sappiamo che però non è da considerarsi uno sport troppo ambientalista, nonostante le apparenze, vero?
Vi riassumo il perché.
Per ottenere un bel campo da golf ovviamente bisogna spianare vasti ettari da alberi e quant'altro, piantare una bella erbetta non autoctona e magari transgenica (se non scappa!), mantenerla verde verde con tanta acqua e tanti pesticidi, usati in quantità di molto superiori a quanto utilizzato in agricoltura. A volte poi il verde rigoglioso viene un po' pompato con vernici spruzzate sull'erba. Inoltre, per fare quei bei laghetti dove si vede sempre nei film che ci finisce la pallina e non si sa come riprenderla, il tutto viene costruito in zone umide o in prossimità di falde acquifere. Quindi oltre ad alterare l'ecosistema in sé, si inquinano le acque con nitrati e quant'altro.

Ma non tutto è perduto, ci sono anche campi dove l'impatto ambientale viene ridotto.

Nomino per dovere di cronaca lo studio dell'Università del Wisconsin-Madison, che propone come rimedio per ridurre l'impatto dei pesticidi usati nei campi da golf i pneumatici esausti. Esatto, si tratta di distribuire uno strato di pneumatici sotto il green, perché pare che la gomma sia in grado di assorbire i pesticidi evitando che questi finiscano nell'acqua, pesticidi che verranno poi degradati dai microorganismi nel terreno. Così continuiamo a usare pesticidi e ci liberiamo degli pneumatici in un colpo solo. Personalmente l'idea non mi attira così tanto.

Passiamo oltre e arriviamo a soluzioni che mi aggradano maggiormente, ai campi da golf biologici. Ovvero a campi da golf dove si riduce l'uso dei pesticidi o lo si sostituisce del tutto con metodi di lotta biologica o prodotti naturali, e dove invece di erba transgenica si usano specie autoctone, quindi più adattate a vivere in quel particolare ambiente e in quel particolare clima, che richiedono quindi meno cura e meno acqua per crescere. In alcuni si adottano anche altre misure, come ad esempio l'uso di vetro riciclato al posto della sabbia.
Se viaggiate molto, ce n'è uno in Australia ad esempio, e un paio in Canada. C'è anche una rete internazionale che raccoglie circa 2mila campi in 100 paesi del mondo, rete capeggiata da uno dei più antichi circoli Britannici.
In Italia dovrebbe sorgere un bio-campo a Lucca, o così avevano detto.

Ma se volete aprire il vostro campo da golf e volete farlo secondo criteri verdi, potete ispirarvi al manuale stilato dal Ministero dell'Ambiente danese insieme alla locale lega di golf che si chiama "Location of golf courses" e che è stato distribuito a tutti i comuni di Danimarca. Il manuale fornisce molti spunti per la riduzione dell'impatto ambientale e per una gestione più sostenibile degli impianti, e lo potete scaricare da www.dgu.org.

Per concludere aggiungo che sul mercato sono comparse anche attrezzature da golf (mazze, palline e quant'altro) fatti con materiali riciclati o riciclabili. Questo un po' come ciliegina sulla torta.

via | Grist.org, G-forse.com

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