Soldi pubblici e ingegneria naturalistica

dissesto idrogeologico e ingegneria naturalistica

Si potrebbero risparmiare 35 milioni di euro applicando tecniche di ingegneria naturalistica al dissesto idrogeologico italiano.
Questi dati escono dalle analisi presentate al workshop Cambiamenti climatici e dissesto idrogeologico appena conclusosi a Napoli.

Giovanni Menduni, dell'Autorità di bacino del fiume Arno, ha spiegato come sia finito il tempo delle opere faraoniche, inutili e dannose. Il governo del territorio e l'uso del suolo sono la prima difesa dal dissesto, assieme all'incremento dei sistemi di monitoraggio.

Le "opere faraoniche" a cui ci si riferisce sono i grandi lavori in cemento armato come dighe e massicciate di contenimento delle frane. Al posto di questi interventi massivi si possono preferire tecniche di stabilizzazioni dei versanti franosi più naturali, come quelle previste dall'ingegneria naturalistica che affida alle radici di piante vive il compito di trattenere gli inerti.

Tali tecniche offrono garanzie di durata ed efficienza paragonabili a quelle tradizionali, ma sono ancora poco conosciute sia dagli amministratori locali che dalle ditte che lavorano nel settore.
Rivedere le tecniche di intervento in questa ottica, oltre alle positive ricadute ambientali su fauna, flora e microclima, ha permesso un risparmio dell'80% dei fondi pubblici necessari per la messa in sicurezza del territorio.

Via | Corriere Umbria

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: