Elezioni USA 2012: che vinca Obama o vinca Romney non ci sono politiche ambientali

Che vinca Barack Obama o che vinca Mitt Romney queste Elezioni Usa 2012 fanno intravvedere un consistente abbandono delle politiche ambientali, da qualunque lato le si guardi. Repubblicani e Democratici sembrano accomunati dal medesimo disinteresse verso l'ambiente e i timidi accenni fatti da Obama nel suo discorso del 6 settembre sulla reale esistenza dei cambiamenti climatici sembrano in effetti essere stati messi definitivamente da parte dopo che i sondaggi lo davano in netto svantaggio. Di tutt'altro tenore e risultato il discorso del 16 ottobre che lo vide prevalere su un bollito Romney che pure ha insistito su classe media, ricchi più ricchi, tanto petrolio e nucleare e sopratutto i cambiamenti climatici non esistono.

Dunque Obama abiura la sua stessa politica verde? D'altronde nel 2008 aveva vinto con Yes, We Can e più fotovoltaico per tutti. In realtà in questi 4 anni la politica di Mr. Obama è stata tutt'altro che verde e piuttosto concentrata a fratturare rocce nel suolo per estrarre gas scisto, petrolio di scisto, sabbie bituminose e a far proseguire i lavori per il Keystone XL, il gigantesco oleodotto che porterà il petrolio da Canada al Texas.


Archiviata Solyndra, ovvero il sogno americano dell'energia pulita e aperte le manovre antidumping contro la Cina che controlla il mercato dei pannelli fotovoltaici, Obama ha autorizzato la costruzione di due centrali nucleari nello stato della Georgia.

Oggi siamo a meno di 24 ore dall'apertura delle elezioni e Mitt Romney e Barack Obama devono fare i conti con la devastazione lasciata da Sandy l'uragano a New York. Obama ha cavalcato l'uragano mediaticamente meglio che poteva, offrendo l'immagine e la concretezza di un presidente impegnato a tutelare e salvare l sicurezza del suo Paese. Romney ha provato starci dietro. Di cambiamenti climatici nessuno ne ha parlato.

Trovo a questo punto illuminante l'analisi fatta da Anna Guaita sul suo blog su Il Messaggero che scrive:

Noi che viviamo negli Stati Spettatori – come li soprannomina il New York Times - ci aspetteremmo di sentire i candidati alla presidenza discutere di immigrazione e ambiente. Vorremmo sentirli promettere provvedimenti per impedire o almeno limitare altre catastrofi come quella che ha bastonato New York e il nostro vicino di casa, il New Jersey. Vorremmo sentire proporre nuove leggi che regolamentino in modo umano ma anche efficiente il problema dell’immigrazione clandestina. E dopo un anno in cui il Paese è stato testimone di alcuni orrendi massacri, avremmo avuto piacere di sentirli discutere del problema di controllare le armi. E non basta: Romney critica Obama perché durante la sua presidenza sono aumentati i cittadini che devono chiedere cibo e assistenza allo stato federale. Ma non usa questa leva per approfondire il dramma della povertà: questo Paese, che con la presidenza di Lyndon Johnson lanciò l’eroico sforzo di abolire la povertà, sembra aver dimenticato che esista. Si parla ad nauseam di classe media, delle tasse dei ricchi, dell’industria dell’automobile. E si dimenticano l’ambiente, la violenza, i poveri, la protezione dei confini.

Foto | Getty Images

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