Elezioni USA 2012: i referendum "verdi" non passano

Chiuse le consultazioni Usa, che hanno concesso a Barack Obama quei "four more years" per chiudere e concretizzare le promesse del 2008, in numerosi stati si conteggiano anche le ultime schede sui vari referendum proposti agli elettori dei singoli stati.

Marijuana, matrimonio omosessuale, preservativo obbligatorio nei film hard non sono gli unici quesiti referendari inglobati nell'election day americano: gli elettori della California ad esempio hanno respinto, con il 57,3% dei voti, la Proposition 37 per l'etichettatura specifica di tutti gli alimenti contenenti Ogm, nonostante le associazioni ambientaliste e anti-Ogm si ritenessero pressocchè sicure della riuscita del referendum.

Sempre in California, la città di San Francisco ha votato anche sulla Proposition F, che proponeva, su iniziativa di numerose associazioni ambientaliste, il prosciugamento della Hetch Hetchy Reservoir, un enorme bacino idrico (che vedete in foto) che fornisce l'acqua ai 2,6 milioni di americani della Bay Area fin dal 1923: secondo gli ambientalisti promotori dell'iniziativa sarebbe stato un passo importante verso il ripristino della Hetch Hetchy Valley nello Yosemite National Park, motivazioni in contrasto con i costi paventati dai difensori del bacino idrico, che hanno convinto la popolazione di San Francisco.

Anche i cittadini del Michigan (lo stato di Obama) hanno respinto la proposta di legge referendaria (con ben il 64% dei voti) che avrebbe imposto alle compagnie elettriche l'approvvigionamento, entro il 2025, di almeno il 25% della loro energia da fonti rinnovabili: una campagna del no fortissima, che ha visto impegnate anche le grandi compagnie statali, e che ha portato la popolazione a bocciare la proposta ambientalista.

Tra gli stati più "progressisti" il Colorado, che dopo aver depenalizzato la marijuana "ricreativa" ha registrato un interessante "no" sul fronte del franking: gli abitanti di Longmont infatti hanno approvato il divieto di fratturazione e dello smaltimento dei rifiuti prodotti dal fracking nel territorio cittadino (22 miglia quadrate).

La cittadina sembrerebbe, in uno stato da 100mila miglia quadrate, un puntolino nell'universo; essendo tuttavia proprio al centro dell'area dello shale gas e disponendo di tutte le infrastrutture adatte per l'industria petrolifera e gasiera, il voto di Longmont in tal senso risulta essere un duro colpo al mondo degli idrocarburi stellestrisce.

Abbiamo dimostrato che il denaro delle Big Oil non può sempre vincere e che i nostri diritti (costituzionalmente garantiti) alla salute, alla sicurezza ed alla tutela della proprietà non sono in vendita. Abbiamo dimostrato che i cittadini comuni, con pochi soldi ma molta determinazione, intelligenza, e passione possono prevalere sulle Compagnie.

esultano associazioni come Our Health, Our Future ed Our Longmont.

L'America si dimostra in tal senso un paese fortemente contraddittorio, un aspetto che tuttavia rappresenta un punto di forza ed unità nazionale invece che di disagio e spaccatura; altrettanto contraddittorie sono le iniziative, i referendum e gli atteggiamenti dell'elettorato americano, che probabilmente fa meno fatica a comprendere le problematiche economiche e di welfare rispetto quelle ambientali.

Via | San Francisco Chronicle
Foto | Flickr

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