Incendi e macchia mediterranea

incendio controllato della lettiera. Foto CNRGli incendi sono uno dei caratteri che hanno segnato l'evoluzione della macchia mediterranea, e le diverse specie hanno sviluppato adattamenti al fuoco.
Nella macchia mediterranea ci sono associazioni di piante che mostrano vari gradi di sclerofillia (foglie piccole, stomi protetti, cuticole ispessite, cere) e una diffusa presenza di oli, resine e sostanze volatili facilmente incendiabili. Questi adattamenti sono motivati dalle necessità del clima, ma espongono le piante al rischio di incendio. In risposta a questo rischio, alcune piante hanno sviluppato due strategie: la riproduzione vegetativa attraverso polloni radicali e la riproduzione da seme favorita dal fuoco.

I polloni radicali sono dei getti che la pianta emette dalle radici quando la parte fuori dal suolo viene danneggiata. Non tutte le piante hanno lo stesso vigore: si riproducono bene in questo modo, ad esempio, le robinie (Robinia pseudoacacia), l'Erica arborea, il leccio (Quercus ilex), il mirto (Myrtus communis), l'olivo (Olea europaea) e la ginestra (Spartium junceum).

Altre specie come Avena sterilis e varie specie di Cistus hanno semi che germinano più facilmente se esposti al calore (che frattura i tegumenti interni del seme favorendone imbibizione e germinazione); altre reagiscono favorevolmente alla presenza di carbone nel suolo (si ipotizza che il carbone rimuova alcune sostanze inibenti dal suolo). Il pino di Aleppo (Pinus halepensis) pare avvantaggiarsi dalla maggiore insolazione e dalla presenza di ceneri dopo l'incendio.

Le specie svantaggiate dagli incendi sono quelle che affidano la propria riproduzione agli animali: ad esempio quelle che producono bacche o drupe che devono essere diffuse o digerite da uccelli, roditori o quelle che abbisognino di insetti per l'impollinazione. Dopo un incendio di animali ne restano pochi.

Un bosco evoluto, in condizioni climax, non reagisce con la stessa resilienza della macchia agli incendi. La macchia mediterranea ha una buona capacità di riprendersi dopo un incendio, sia per le strategie viste prima che permettono una autosuccessione (rinnovamento delle stesse specie presenti prima del disturbo), sia perché e' stata esposta da secoli a incendi e si e' "stabilizzata" in una forma semidegradata. La successione forzata che si verifica in seguito agli incendi e' quella che dal bosco climax di Quercus ilex porta alla macchia alta, poi alla macchia bassa o alla gariga, per finire con una steppa.

» Nella foto, un incendio sperimentale in un bosco di lecci, effettuato dal CNR

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