Passa la piena del Tevere a Roma e restano 20 milioni di euro di danni all'agricoltura

Passa la piena del Tevere e lascia dietro di se 20 milioni di euro di danni all'agricoltura. Almeno questa è la stima che fa Coldiretti che sommata ai danni causati dai nubifragi in Toscana, Umbria e Veneto porta la somma a 100 milioni di euro. Abbiamo perso cereali, ortaggi e frutta. Nella Maremma laziale i danni maggiori si sono avuti nel viterbese nei comuni di Tarquinia e Montalto di Castro, dove sono esondati il Mignone, il Fiora.

Nel video in alto il Ministro Clini in visita all' Eicma alla fiera di Rho spiega che la prossima settimana il ministero dell'Ambiente sarà impegnato a presiedere a una serie di iniziative per contrastare il fenomeno del dissesto idrogeologico e attuare quella messa in sicurezza del territorio che le "variazioni climatiche" (così le definisce il ministro) impongono. Servono però 40 miliardi di euro in 15 anni e da dove si tireranno fuori non si sa.


I geologi però spiegano che quanto è accaduto in Italia nelle ultime ore è solo frutto di un inesistente piano di prevenzione. Diceil presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Gian Vito Graziano intervistato dalla Perfetta Letizia:

Ricostituirei subito le condizioni per una nuova legge di governo del territorio, una legge di difesa del suolo organica come esisteva nel 1989 quando il governo aveva fatto un lavoro egregio, creò una commissione che studiò il problema e si arrivò ad una legge organica. Io credo che almeno ricreare le condizioni per sedersi intorno ad un tavolo e ragionare su come risolvere il problema sarebbe la prima cosa da fare domani mattina.

Il Piano per la prevenzione del dissesto idrogeologico sarà presentato al Comitato interministeriale per la programmazione economica CIPE poiché spiega Clini:

Il piano contiene misure nascono dall'esperienza e dal buonsenso. Prima di tutto rivedere l'uso del suolo: ci sono territori del nostro Paese che sono diventati più vulnerabili. La variazione climatica sta mettendo in evidenza dei rischi che prima non emergevano, il regime di pioggia era diverso. Questi territori vulnerabili vanno protetti,perciò la prima cosa è che non possono essere utilizzati per progetti di espansione urbanistica e per insediamenti produttivi. Ci sono molte zone del nostro Paese, ha aggiunto il ministro, da mettere in protezione oppure da occorre "promuovere programmi di delocalizzazione, come avviene dovunque si affronta questo tema in Europa.

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