Eco-design: in vigore le norme europee

analisi del ciclo di vita obbligatoria per i prodotti energivori. foto dice_76I criteri per progettare e costruire qualsiasi oggetto che consumi energia sono stati unificati da una direttiva europea del 2005 che gli Stati membri avrebbero dovuto inserire nella legislazione nazionale entro l'11 agosto scorso.
La 2005/32/EC prende in considerazione tutto il ciclo di vita dell'oggetto (life cycle assessment) e mira ad uniformare la produzione europea. Lo scopo commerciale e' quello di evitare che le differenze nelle legislazioni degli Stati membri abbiano delle conseguenze nel commercio interno (le lavatrici prodotte in X costano meno di quelle prodotte in Y perché in X i prodotti possono inquinare più di tot, mentre in Y non possono). Lo scopo ecologico e' quello di ridurre l'impatto ambientale della produzione e dello smaltimento, che si stima essere l'80% del totale. (La lampadina può anche consumare poco, ma se per produrla e per smaltirla serve più energia di quella risparmiata in fase di utilizzo, allora l'oggetto non e' veramente ecologico).

Tra gli effetti previsti c'è un vantaggio selettivo per i fornitori di componenti che potranno certificare prima di altri la bontà dei loro manufatti. Questo dovrebbe favorire lo sviluppo di "filiere verdi".

I prodotti che già possono fregiarsi del marchio ecolabel possono ritenersi già sufficientemente ecologici e sono quindi da ritenersi a norma anche per le richieste di questa nuova direttiva.
Le industrie già certificate EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) non possono automaticamente trasferire ai loro prodotti la certificazione. EMAS, infatti, garantisce il funzionamento ecologico e l'attenzione al risparmio energetico di una struttura produttiva, non i singoli prodotti. Chi e' certificato EMAS può però usare il proprio sistema di gestione ambientale (che comprende anche il design) per dimostrare che i prodotti sono stati progettati con criteri ecologici.

In Cina hanno battezzato questa direttiva "la terza barriera verde", ovviamente considerandola un ostacolo alle loro esportazioni nel nostro mercato (le prime due barriere verdi sono WEEE e RoHS). Ye Puchang, dalla cinese Feiyou che produce strumenti di misura, spiega come le nostre leggi avranno effetto sulla sua ditta: "E' la prima volta che prendono in considerazione il ciclo di vita del prodotto", dall'energia usata per costruirlo, alla quantità di rifiuti che si porta dietro. Questo farà aumentare i costi della materia prima (che deve essere sostenibile), del design (occorre spremersi le meningi per progettare in modo ecologico), occorre poi fare dei test, produrre documentazione...

Insomma, anche se il risparmio energetico porterà benefici anche alla produzione cinese, questi si vedranno nel medio e lungo termine. Adesso ci sono gli sforzi e le spese da affrontare.

Via | Europa.eu

» Directive 2005/32/EC on the eco-design of Energy-using Products (EuP)
» China : Feiyue actively faces EUP on fibre2fashion
» EuP plus PLM equals opportunity on Electronic Design Strategy News
» EU environment protection rule looms for exporters on China knowledge

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