Biciclette, un'idea per fermare il "salmoning"

Il termine "salmoning" è pressocchè sconosciuto ai più (in Italia anche il termine "pista ciclabile", ma andiamo avanti), ma a New York è un vero e proprio trend che va sempre più di moda ed è sempre più osteggiato dai rispettosi ciclisti della grande mela.

Il "salmoning", ovvero la brutta abitudine di girare in bicicletta maleducatamente utilizzando le piste ciclabili nella maniera e nella direzione sbagliata, come un salmone appunto (che nuota, risalendo le correnti dei fiumi, controcorrente); a differenza del salmone, il quale nuota controcorrente con tutti gli altri per poter raggiungere le zone più sicure dei torrenti e potersi così riprodurre in santa pace, il "salmoning" è una pratica maleducata e socialmente molto sgradita tra i newyorkesi (ma tra tutti i ciclisti del pianeta più in generale).

I salmoners sono un pericolo per i pedoni, che per le strade di New York (che sono per la maggior parte a senso unico) non guardano chi arriva dal lato sbagliato della strada o della pista ciclabile, ricevendo comunque sonori "dlin dlon" e "vaffa" anglosassoni urlati in slang, ma non solo.

Spesso le piste ciclabili sono usate in maniera impropria e in senso opposto a quello previsto, con tutti i rischi del caso anche per gli altri ciclisti e, va da se, per i pedoni e per il salmoner, che mette a repentaglio la sua stessa vita zigzagando sulle piste ciclabili (ad alto rischio sono quelle "integrate" con la carreggiata stradale, cioè non divise da alcuna barriera architettonica): nonostante le campagne di sensibilizzazione, anche recenti, sul tema sembra ancora difficile trovare una soluzione al problema dei salmoners.

Il rimedio, o almeno una proposta sociale per ovviare al problema, lo da il giornalista/ciclista del Guardian, Matt Seaton:

la mia politica personale è di cavalcare a testa alta verso un salmoner e costringerlo a fermarsi bloccandogli la strada: lo chiamo il "ciclo-orso". Poi serve una frase che spero insulti la loro intelligenza e redarguisca la loro coscienza: "Stai andando nella direzione sbagliata!" "Lo so" oppure "Maledizione" sono le risposte che solitamente mi sento dare.

Come spiegato da Seaton effettivamente questo è un lavoro spiacevole: a nessuno piace fare la figura del bacchettone moralizzatore però, effettivamente, nel corso del tempo magari si comincerà a comprendere che non è necessariamente un crimine perchè senza vittime non deve prevedere ugualmente un comportamento adeguato.

In Italia il problema, per chi circola con la bicicletta, nondimeno è fastidioso: altrettanto fastidiosa è però anche la quasi totale inesistenza di piste ciclabili (anche se, va detto, stanno cambiando molte cose, basta guardare la realtà meneghina), che appende la vita del ciclista ad un filo sottilissimo fatto di attenzione, rispetto delle regole e, spesso, anche fortuna.

Via | The Guardian
Foto | Flickr

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