Le negoziazioni internazionali sul clima dell'ONU sono antiquate e inefficaci

Le negoziazioni messe in campo dall'ONU per trovare accordi internazionali sulla riduzione delle emissioni ed il rallentamento del riscaldamento globale sono obsolete, palesemente inadeguate e impediscono di fatto di giungere ad accordi su scala globale incisivi. A sostenerlo è una recente analisi pubblicata sulla rivista Nature Climate Change. Lo studio è stato condotto dal dottor Heike Schroeder della University of East Anglia (UEA) e del Tyndall Centre for Climate Change Research.

Che le negoziazioni internazionali sulle misure di contenimento e adattamento ai cambiamenti climatici fossero ad un punto morto si era capito da tempo. Lo si deduceva facilmente dall'esito inconsistente dei vari Summit che negli anni scorsi si sono conclusi con tante belle promesse e senza impegni vincolanti. Un pagherò da rimandare a tempo indefinito dei Paesi più inquinanti e delle economie emergenti che rischia di far precipitare e accelerare il degrado degli ecosistemi terrestri e il riscaldamento globale.

L'inefficacia delle attuali modalità di negoziazione internazionali sul clima deriva essenzialmente dal consenso necessario a prendere delle decisioni vincolanti. Così come è strutturata, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) soffoca il progresso dei negoziati e contribuisce ad affossare le trattative, incidendo pesantemente sulle sorti dei Paesi più poveri, incapaci di far fronte ai disastri generati dall'innalzamento del livello del mare e dai fenomeni meteorologici sempre più estremi.

Le delegazioni di alcuni dei Paesi più progrediti partecipanti sono cresciute nel corso degli anni, mentre altre sono diminuite, limitando il potere negoziale dei Paesi poveri e rendendo la loro opinione ancor meno determinante. I Paesi poveri, spiega il dottor Schroeder:

non possono permettersi di inviare delegazioni di grandi dimensioni e il loro livello di competenza di solito rimane nettamente inferiore a quello dei Paesi più ricchi. Ciò limita il potere negoziale dei Paesi poveri e rende la loro partecipazione in ogni sessione meno efficace.

I Paesi in via di sviluppo hanno ridimensionato le loro delegazioni, mentre i Paesi del G7+5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa) hanno aumentato le loro. Questo sta portando alla politicizzazione dei negoziati, con la bilancia che pende dalla parte di Paesi che hanno poco interesse a pagare per l'inquinamento prodotto e molte ragioni economiche per difendere lo status quo.

Foto | Rio+20 su Facebook

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: