Pascoli anti incendio

pascolo, incendi e ricrescita della vegetazione. foto Roby FerrariI pascoli, invece di causare incendi potrebbero evitarli.
Dicevamo tempo fa che, a volte, sono i pastori ad appiccare il fuoco al sottobosco per far crescere vegetazione adatta al pascolo delle loro bestie. Ora alcuni ricercatori dell'ISPAAM (Istituto per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo del CNR di Sassari) hanno avuto l'idea di sfruttare le vie tagliafuoco come pascolo e di studiare il modo migliore di gestire la ricrescita della vegetazione.

Claudio Porqueddu spiega come si e' arrivati a questa soluzione: "l'iter, che dalla fiammella iniziale porta a fiamme di metri di altezza, segue queste tappe: parte dai residui secchi della vegetazione erbacea, poi sale agli arbusti, quindi alla parte basale della chioma delle formazioni forestali, fino all'intera chioma e alla sovrachioma. Per ipotizzare un controllo preventivo degli incendi è pertanto necessario seguire questa catena, eliminando o almeno riducendo l'esca costituita da biomasse vegetali erbacee o arbustive come cisto e rovi, le cui biomasse disidratate sono di rapida e facile combustione".

Per legge, sui terreni percorsi da incendio il pascolo e' vietato, ma, visto che sono proprio i pastori a bruciare per poter pascolare, si e' provato ad assecondarli. Antonello Franca spiega i risultati di un progetto mirante a rendere i pastori vaganti "custodi" del territorio che attraversano.

"Nella prima esperienza, la sovrasemina di specie ad elevata rapidità di insediamento e a basso indice di infiammabilità, come il Lolium rigidum, una graminacea, e la Medicago polymorpha, una leguminosa, associata con una corretta pressione animale al pascolo mediante pascolamenti stagionali di greggi di pecore, ha garantito la costituzione di fasce inerbite a basso rischio di incendi proprio grazie al controllo della biomassa combustibile ottenuto con le asportazioni degli animali.

Nel secondo caso, in un'area di riforestazione è stata osservata l'influenza di quattro tipologie di gestione silvopastorale sulla regolazione dell'equilibrio fra la crescita di giovani piante protette di quercia e quella dei più aggressivi arbusti spontanei. Il miglioramento del pascolo (mediante una modesta fertilizzazione fosfo-azotata e la sovrasemina di miscugli di specie da pascolo mediterranee), insieme ad un leggero carico animale al pascolo (circa 3,5 pecore per ettaro per giorno), ha consentito una corretta gestione della vegetazione e la riduzione delle arbustive non pabulari, cioè non consumate dagli animali, in particolare del rovo (-70%) e del cisto (-40%) che sono tra le prime a ricolonizzare le aree bruciate".

Via | Arezzoweb

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