Mario Catania ministro delle Politiche agricole risponde a Ecoblog.it su PAC e OGM, intervista esclusiva

Mario Catania ministro per le Politiche agricole alimentari e forestali ha risposto in via del tutto esclusiva a ben undici domande poste da Ecoblog.it. L'intervista si è svolta nella classica forma scritta con le domande inviate al ministro via mail. Perciò abbiamo cercato di coinvolgerlo con l'ampiezza dei temi passando dal fotovoltaico ai giovani in agricoltura, fino alla PAC o agli OGM recentemente introdotti anche in Italia avallati dall'Europa con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 7 settembre scorso.

Non possiamo però darvi il ritratto dell'uomo Mario Catania e neanche possiamo dirvi quali siano le sue reali preoccupazioni o cosa effettivamente si augura per fine legislatura. Di certo gli riconosciamo l'immenso lavoro di tessitura per mettere l'Italia agricola in una posizione di eguaglianza e non di sottomissione rispetto alla Francia e alla Germania.

Infine, dopo aver letto le sue risposte, ci sarebbe ancor di più piaciuto conoscerlo di persona.

D.: Come procedono le trattative per la riforma della Politica Agricola Comune? Lei sta lavorando affinché effettivamente agli agricoltori e allevatori italiani sia riconosciuto quanto gli spetta in ambito europeo: pensa sarà possibile o probabile?

Il negoziato in corso per la riforma della PAC ci ha visto impegnati fin dall’inizio per ottenere modifiche significative alla proposta iniziale della Commissione europea che presenta molte criticità per la nostra agricoltura e di fatto abbiamo ottenuto nel corso di questi mesi alcune importanti aperture. Al momento attuale la questione principale riguarda l’evoluzione del dibattito sul bilancio finanziario complessivo dell'Unione europea e quindi il budget riservato all'agricoltura, che è legato a doppio filo a questo negoziato. L’Italia si sta impegnando al massimo e il Governo ha una forte attenzione nei confronti di questo tema. Ma allo stesso tempo sono molte le questioni sul tavolo a Bruxelles. Tra queste, oltre al criterio scelto dalla Commissione europea per la ripartizione dei fondi, ci sono anche la necessità di semplificazione burocratica rispetto al modello di PAC proposto che presenta senza dubbio ulteriori complicazioni rispetto al passato, le polizze assicurative che devono essere maggiormente incentivate e per le quali la PAC deve dare risposte fornendo strumenti più efficaci, sia contro i rischi delle calamità naturali che per la gestione delle crisi di mercato. I negoziati in corso a Bruxelles, quindi non solo quello per la riforma della PAC post 2014 ma anche quello della Politica Comune della Pesca (PCP) sul quale è stato trovato un accordo, sono due questioni fondamentali che condizioneranno i prossimi 6-7 anni. Noi abbiamo lavorato al massimo delle nostre forze, continueremo a farlo fino all’ultimo e possiamo dire che chi si troverà a chiudere questi negoziati, si troverà nelle condizioni migliori che si potevano assicurare.



D.: Mai come in questo periodo i giovani sono interessati a lavorare per l'agricoltura: come pensa di aiutarli e sostenerli?

R.: I giovani sono fondamentali per il futuro del comparto e il ricambio generazionale è necessario per ridare slancio alla nostra agricoltura. È di assoluta importanza quindi offrire loro i mezzi per entrare in questo mondo. È importante ricordare che con l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – Ismea - abbiamo messo a punto a questo scopo una serie di misure specifiche per i nostri imprenditori che comprendono anche strumenti appositi per i giovani agricoltori e le start up. Con la misura del cosiddetto ‘Primo insediamento’ i giovani al di sotto dei 40 anni possono richiedere a Ismea la concessione di mutui fino a 30 anni a tassi ridotti per l’acquisto dei terreni agricoli. Con un’altra misura, denominata ‘Subentro’, si consente invece il finanziamento di progetti specifici presentati da giovani nella fase del passaggio di aziende tra vecchie e nuove generazioni. Tra l’altro Ismea rilascia anche garanzie dirette o a prima richiesta, per favorire l’accesso al credito bancario, integrando così le capacità dell’imprenditore agricolo di fornire garanzie alle banche erogatrici e aiutando l’abbattimento degli spread e di conseguenza i tassi di interesse applicati sui finanziamenti. I giovani possono inoltre usufruire di uno sconto sulla commissione di garanzia fino a un massimo di 7.500 euro, nell’ambito del regime di aiuto ‘de minimis’. A questi strumenti si affiancano poi il ‘Fondo di credito’, mirato sempre ad abbattere il costo dei finanziamenti bancari tramite il sostegno pubblico, e il ‘Fondo di investimento nel capitale di rischio’ con cui l’Istituto acquisisce, direttamente o indirettamente, partecipazioni al capitale di rischio delle imprese agricole.

D.: Il Disegno di legge contro il consumo del suolo sembra un primo passo avanti nella direzione della valorizzazione delle aree agricole, ma probabilmente non basta: a quando una legge nel merito?

R.:Il disegno di legge per la valorizzazione dei terreni agricoli e contro il consumo del suolo è stato pensato proprio per fermare un processo di cementificazione nel nostro Paese che sembrava fino a poco tempo fa inarrestabile. Il ddl, approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 16 novembre, nasce dall’urgenza di fermare questo fenomeno che in Italia negli ultimi 40 anni ha portato alla perdita di 5 milioni di ettari di terreni agricoli. Un dato allarmante, tanto più se si considera che ogni giorno si continuano a impermeabilizzare 100 ettari di suolo. L’agricoltura è invece fondamentale perché svolge un ruolo insostituibile di presidio ambientale, ancora più prezioso considerata la drammaticità degli ultimi avvenimenti legati al maltempo. Inoltre la cementificazione ha deturpato il paesaggio, uno dei punti di forza del nostro Paese, e la produzione agricola è stata fortemente ridotta quando il nostro livello di auto-approvvigionamento è già molto basso, visto che quasi un italiano su quattro mangia grazie ai prodotti che importiamo dall’estero. Ora, dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, mi auguro che l’iter prosegua rapidamente in Parlamento in modo che il disegno di legge diventi legge prima della fine dell’attuale legislatura.

D.: Sementi tradizionali: Lei ha già avuto modo di chiarire che non c'è alcuna volontà da parte dell'Europa di far sparire le sementi antiche, può ribadirci il perché?

R.: Nei mesi scorsi si è discusso in merito ad una sentenza della Corte di giustizia europea che sanciva il divieto di commerciale sementi di varietà tradizionali che non siano iscritte nel catalogo ufficiale europeo. La Corte di fatto ha semplicemente confermato l’obbligo di iscrizione al registro ufficiale comunitario che, assicurando le caratteristiche delle varietà iscritte, rappresenta una garanzia per i produttori agricoli come per i consumatori. Inoltre è il caso di ricordare che una volta ammesse nei registri nazionali, le sementi vengono automaticamente inserite nel catalogo ufficiale europeo. Si tratta di una procedura che non è particolarmente complessa ed è anche gratuita perché la registrazione delle sementi tradizionali non prevede alcun costo e le domande di iscrizione al registro nazionale possono essere presentate anche dai singoli cittadini e dalle aziende.

D.: Col ‘Pacchetto qualità’ sono state accolte molte richieste dell’Italia, tranne la programmazione produttiva. Perché è così importante e quali prospettive ci sono di inserirla nella normativa europea in futuro?

R.: Il ‘Pacchetto qualità’ ha introdotto delle novità molto importanti per l’Italia, ma purtroppo tra queste non è rientrata l’estensione ad altri prodotti della facoltà di realizzare la programmazione produttiva già prevista, invece, per il settore dei formaggi DOP nel ‘Pacchetto latte’ e che è richiesta da molti consorzi perché permetterebbe un’adeguata gestione della quantità e della qualità dei prodotti nelle diverse condizioni di mercato. La misura relativa alla regolamentazione dei volumi produttivi rimane comunque per noi una questione aperta e abbiamo ottenuto, da parte del Consiglio dei ministri, l’impegno a continuare la discussione nell’ambito dei negoziati in corso per la riforma della Politica agricola comune.

D.: Lei è stato un grande sponsor dell'abolizione del fotovoltaico a terra, che è per definizione il più economico e il più efficiente. Per quale motivo, visto che la quantità di territorio occupata dal fotovoltaico a terra è una percentuale risibile rispetto alla Superficie Agricola Utile?

R.: La decisione di porre un freno al fotovoltaico a terra, che comunque non è stato abolito ma semplicemente non viene più incentivato, nasce da diverse ragioni. La prima è senza dubbio legata alla necessità di fare in modo che i terreni agricoli siano appunto destinati alla coltivazione, all’attività agricola e quindi alla produzione alimentare. A questo proposito è necessario ricordare, come già detto, che in Italia non siamo autosufficienti dal punto di vista dell’approvvigionamento alimentare e con la diminuzione del suolo destinato all’attività agricola aumenta la nostra dipendenza dall’estero. Ma mantenere un’attività agricola sul territorio non ha un effetto positivo solo sulla produzione alimentare, lo ha anche sull’ambiente. Infine, entrando nello specifico delle energie rinnovabili, abbiamo voluto contenere la sottrazione di terreni utili alle colture tradizionali, rimettendo mano a un sistema di incentivi sproporzionato, che interessava per l’appunto il fotovoltaico, e incrementando invece la valorizzazione agroenergetica dei sottoprodotti dell’agricoltura e delle filiere agroalimentari.


D.: Nella strategia energetica nazionale del Ministro Passera non c'è traccia del biometano prodotto dalle aziende agricole. Che programmi ha il Governo per questa importante fonte di energia che, se ben sfruttata, potrebbe far scendere di parecchio le emissioni dell'agricoltura e portare reddito agli imprenditori?

R.: In realtà, nella strategia energetica nazionale è stata riservata una grande attenzione al biometano, vista l’importanza che questa attività può avere in stretta connessione con le attività di allevamento e agroalimentari, costituendo una fonte di reddito integrativa di quello strettamente agricolo. La valorizzazione del biometano sarà decisiva per il conseguimento degli obiettivi fissati dalla strategia energetica non solo per il suo potenziale di crescita in termini di volumi e la sua importanza per tutto l’agroalimentare, ma anche perché può generare ricadute positive in altri settori, come quello delle auto a metano, in cui l’Italia ha investito molto. Il Governo ha adottato una serie di provvedimenti per orientare il settore delle rinnovabili verso una produzione più sostenibile e, in particolare, è stato riconosciuto maggiore valore per i biocarburanti che usano materia prima proveniente dalle coltivazioni del territorio europeo. Per quanto riguarda gli strumenti che il Governo sta adottando per lo sviluppo del settore, è in corso di definizione, insieme con il Ministero dello Sviluppo economico e con quello dell’Ambiente, il decreto interministeriale che stabilirà le modalità di incentivo e di immissione nella rete proprio del biometano.


D.: Confagricoltura ha espresso delle perplessità sul Quinto Conto Energia e sul Decreto Rinnovabili Elettriche perché ritiene che entrambi penalizzano le piccole e medie aziende e le allontanano dal concetto di Azienda Agricola Multifunzionale. Lei cosa risponde?

R.: Il Governo ha proseguito un percorso di sviluppo del settore energetico da fonti rinnovabili. È stata posta estrema cura affinché gli incentivi fossero sostenibili rispetto all’impatto sui costi per il sistema Paese, evitando che ci fossero effetti distorsivi su altre filiere produttive ed evitando quindi anche di mettere in competizione la produzione di energia con le produzioni alimentari e l’allevamento. I provvedimenti adottati garantiscono un adeguato livello di incentivazione, correttamente equilibrato nel doveroso rispetto delle diverse esigenze settoriali e territoriali.

D.: I recenti accordi europei con il Marocco lasciano presagire un’invasione di prodotti ortofrutticoli a basso costo e dalla dubbia salubrità anche sul mercato italiano e, contemporaneamente, un massacro per i produttori siciliani, pugliesi e in generale del Sud Italia.

R.: L’accordo europeo con il Marocco comporta senza dubbio delle difficoltà per i nostri agricoltori del Sud, che producono una qualità eccellente e che hanno dei costi di mano d’opera ovviamente superiori rispetto ad altri Paesi. Ad ogni modo, vorrei però dire anche che questo accordo è un danno limitato, se messo a confronto con quelli che derivano dalla mancata aggregazione che c’è nel Meridione, dove viene prodotta la metà della quantità dell’ortofrutta del nostro Paese. Ma nel Mezzogiorno ci sono strumenti dell’aggregazione che sono troppo lontani rispetto a quelli esistenti in altre parti d’Italia. Per fare un salto di qualità, guardando anche al futuro, ci dobbiamo occupare di riorganizzare quella parte del mondo produttivo del Paese attraverso una cooperazione che sia in grado di tutelare e promuovere le differenze.


D.: Siccità estate 2012: è stata devastante per molte regioni italiane. Che strategie adotterete per contrastare le ondate di calore che sembra saranno più frequenti in futuro a causa dei cambiamenti climatici in atto?

R.: La siccità che ha colpito l’Italia la scorsa estate ha avuto proporzioni eccezionali ed è plausibile supporre che ci troveremo sempre più spesso ad affrontare situazioni simili, con piogge meno frequenti ma molto abbondanti, come è successo tra l’altro in queste ultime settimane. Bisogna perciò lavorare a una politica di più ampio respiro per il medio e lungo termine, in grado di affrontare in maniera organica il problema delle risorse idriche, sia sul fronte della gestione che su quello infrastrutturale. Si devono anche diffondere maggiormente le coperture assicurative per questi fenomeni e a questo scopo sono riuscito a ottenere un budget di 120 milioni di euro all’interno della legge di stabilità, ma anche a livello comunitario devono arrivare delle risposte. Inoltre c’è un altro tema che è quello legato agli orientamenti colturali che, soprattutto in alcune aree del Paese, espongono gli agricoltori a forti rischi. In un’economia di mercato spetta ovviamente alle imprese fare le proprie scelte, ma il nostro obiettivo deve essere quello di fare in modo che si tratti di scelte consapevoli.

D.: Gli OGM arrivano in Italia dopo che la Corte di Giustizia europea ammette l'ingresso e la coltivazione del mais Mon810. Come reagirà il suo dicastero?

R.: Il Ministero prosegue l’analisi delle singole richieste di coltivazione secondo le leggi esistenti, tenendo presente che resta il problema della coesistenza tra le colture tradizionali, le colture biologiche e quelle geneticamente modificate. Ad ogni modo, l’agricoltura italiana non ha bisogno di OGM dal punto di vista economico, ma anche sociale e culturale. Del resto, è noto che né gli agricoltori, né i consumatori sono a favore degli OGM.

Foto | TMnews

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: