Rifiuti, pioggia di "no" sui trasferimenti in altre regioni dell'immondizia campana

Un coro di "no" si è levato dalle regioni del nord che dovrebbero accogliere i rifiuti in eccesso prodotti dalla provincia di Napoli che non si riescono a smaltire in loco: in base a questi "no" il Ministro per l'ambiente Corrado Clini dovrà valutare se rendere possibile trasferire i rifiuti da una regione all'altra dal prossimo anno.

Per essere chiari: secondo indiscrezioni al Ministero starebbero lavorando ad un decreto d'urgenza che consenta a regioni come Campania e Lazio di portare i rifiuti fuori dai confini regionali anche in assenza di un accordo tra parti; come spiegato dall'assessore all'ambiente della Regione Campania Giovanni Romano

il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi in via definitiva sul trasferimento dei rifiuti campani; sebbene ora sia il Lazio a patire di più l'incerta classificazione del rifiuto

ha spiegato, non a torto, riferendosi al fatto che nel Lazio non esistono nemmeno gli impianti per imballare e catalogare i rifiuti, procedura necessaria prima di qualunque trasferimento.

Il sito di trasferenza di Napoli è difatti sovraccarico per oltre 7mila tonnellate di rifiuti al giorno e bisogna trovare immediatamente un'altra soluzione, parallela all'esportazione olandese ed alla bruciatura ad Acerra della frazione secca, per non tornare nella poco edificante situazione dei rifiuti abbandonati per le strade.

I sindacati in Asia, la municipalizzata dei rifiuti di Napoli, sono inoltre in agitazione

per ottimizzare l'attività, valorizzare gli addetti e porre in essere una concreta rivisitazione dell'organizzazione del lavoro.

Tutti fattori che rischiano di ricondurre Napoli sull'orlo del baratro: impossibile far accogliere alle discariche (già sature di veleni) le eccedenze, mentre già

inviamo fuori regione circa 200 mila tonnellate di frazione umida ogni anno, ad eccezione della frazione secca che viene bruciata nel termovalorizzatore di Acerra. In tutta la Campania si producono in media 7.200 tonnellate di rifiuti al giorno. Le norme della Ue prescrivono il principio di ‘‘prossimità'' in base al quale la spazzatura deve essere smaltita nel luogo più vicino alla produzione

ha spiegato l'amministratore unico di Sap.Na. (società di gestione del ciclo integrato dei rifiuti nella Provincia di Napoli) Enrico Angelone; il nodo è dunque legato all'esportazione dei rifiuti classificandoli ancora come "speciali" dopo il trattamento degli impianti Stir: qualora il Consiglio di Stato optasse per una classificazione differente si renderebbe necessario un accordo tra regioni, e qui Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno già dato il loro parere negativo:

Il ministro pretende di scavalcare le Regioni e far accollare un impatto e un carico ambientale importante, senza nessun controllo, a chi quei rifiuti non li ha prodotti.

ha dichiarato l'assessore emiliana all'ambiente Sabrina Freda.

Occorrerà trovare una soluzione. Oggi il rifiuto campano è sottoposto a un processo industriale, a differenza di quello prodotto a Roma, e pertanto va considerato speciale. Gli impianti di compostaggio regionali hanno iniziato a stabilizzare la frazione umida, abbattendo del 30 per cento il peso e la quantità del rifiuto stesso.

ha spiegato invece l'assessore regionale campano Romano: la "guerra" è aperta e, nel caos, chi vince sempre sono le ecomafie.

Via | Ansa

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