In accapatoio contro lo smog

studentesse in accappatoio ai semafori di Milano4 ragazze in accappatoio fermano gli automobilisti milanesi e cercano di convincerli a usare meno la macchina e più le biciclette.
Cercano anche di convincere altre studentesse ad unirsi nella crociata ambientalista, riempiendo i semafori urbani di ragazze in crociata contro lo smog. Non si sa che altro avessero sotto l'accappatoio, a parte i tacchi a spillo.

Di certo hanno avuto l'idea di sfruttare la loro femminilità per "veicolare" un messaggio. Qui si riapre la questione suscitata dall'intervista a Francesca Pratali. Una bella ragazza fino a che punto può approfittarsi della propria avvenenza per farsi ascoltare? Una bella ragazza deve nascondersi o imbruttirsi se vuole essere presa sul serio?

Non metto in dubbio che le 4 protagoniste del video vestendosi in questo modo abbiano attirato l'attenzione e siano riuscite a farsi ascoltare da un pubblico generalmente impermeabile ai messaggi "ecologici", ma in che parte l'attenzione che hanno sollevato è diretta al messaggio e in che parte gli interlocutori sono distratti dallo spettacolo insolito?
E se girasse la voce e la gente prendesse la macchina apposta per farsi abbordare dalle ragazze in accappatoio?

Quale è il modo migliore per convincere gli automobilisti a prendere in considerazione mezzi di trasporto alternativi?

Via | Repubblica

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