Animali maltrattati e morti sul set di The Hobbit, la denuncia della PETA

La PETA muove gravi accuse nei confronti di Peter Jackson, regista The Hobbit: An Unexpected Journey (Lo Hobbit: un viaggio inaspettato), e contro la casa cinematografica produttrice, la Warner Bros. Entrambe smentiscono quanto appreso dalla PETA dalle sue fonti, qui le dichiarazioni di Jackson, ovvero che cavalli, galline, capre e pecore sarebbero morte nelle scuderie e nei cortili del set per diverse cause.

Si parla di un totale di 25 animali morti. Alcuni, come le galline, secondo la PETA sarebbero morti per incuria dello staff, sbranate da cani lasciati incustoditi o pestate da altri animali più grandi lasciati liberi di vagare. C'è poi il caso di un cavallo morto a causa di una colica dopo aver ricevuto una quantità eccessiva di cibo a cui ovviamente non era abituato.

E ancora: la PETA denuncia incidenti ai danni di cavalli causati dalla negligenza quali cadute nelle scarpate, infestazioni di vermi non curate (nelle galline) e ferite provocate a pecore e capre che inciampavano nelle numerose buche presenti nella fattoria. I cavalli hanno riportato escoriazioni a causa della presenza di reticolati metallici. Un cavallo è stato trovato morto, con la testa immersa nell'acqua, dopo essere precipitato da una scarpata.

Un cavallo di nome Shangai è stato legato per le zampe per frenarne l'esuberanza. La PETA che sa bene di quali effetti speciali sia capace Jackson, maestro nella creazione di immagini al computer, si chiede come mai l'impiego in modo così barbaro di tanti animali per le riprese quando l'intero film poteva essere realizzato senza scomodare un solo cavallo ed una sola gallina. Spiega la PETA:

Quando il film uscirà nelle sale a dicembre, il pubblico assisterà ad una storia avventurosa, ambientata in un mondo di fantasia. Per gli animali coinvolti nelle riprese, però, l'abuso e lo stato di abbandono che hanno vissuto è stato reale.

Via | PETA

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