OGM che non stanno al loro posto

OGMUn oggetto, una tecnologia, un metodo non sono intrinsicamente negativi o positivi. Dipende, per esempio, dall'uso che se ne fa, dipende se a trarne vantaggio sono un gruppo ristretto di persone o l'intera comunità umana, dipende se il vantaggio è solo a breve termine anziché lungo e quali effetti collaterali comporta. Se ne potrebbe discutere a lungo fino a sfociare in discussioni filosofiche sul relativismo e sul bene assoluto. Rimaniamo nel campo ecologista e prendiamo in esame gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) in agricoltura.

L'uomo da secoli prova ad avere un controllo sui tipi, sulla qualità, sull'essenza dei prodotti che coltiva. In passato veniva sfruttato principalmente l'incrocio e selezione di varietà diverse di prodotti ortofrutticoli. Dall'unione di diversi "razze", ad esempio di pomodori, si cercavano quelle combinazioni genetiche che apparivano migliori e più utili, più resistenti o nutritive, più saporite o produttive. Con il progredire della scienza l'uomo ha deciso di non aspettare i mutamenti genetici dall'incrocio ma di indurli attraverso varie tecniche come, ad esempio, l'uso di raggi X o gamma. Si studiavano i risultati e si selezionavano i prodotti più "riusciti". Già all'epoca si poteva quindi parlare di OGM, anche se l'opinione pubblica non se ne interessava. Oggi, grazie alla maggiore conoscenza del funzionamento dei geni, gran parte della comunità scientifica, e non solo, punta su OGM creati in provetta. Prodotti la cui genetica è studiata a tavolino e modificata a proprio piacimento.

Le promesse sono quelle di aumentare la produzione, avere prodotti più resistenti alle malattie e parassiti, più nutritivi e salutari, più buoni. Per il momento la strada sembra ancora lunga, risultati positivi certi non se ne vedono ancora.
I dubbi e le perplessità sull'utilizzo di queste manipolazioni non mancano. Principale problema è lo studio degli effetti sulla salute umana. Recenti fatti di cronaca (Monsanto che nasconde i risultati negativi dei test) non ci rassicurano. Esistono problematiche legate al copyright, alla convivenza di colture OGM e OGM Free (colture senza OGM). Quest'ultimo in effetti si può considerare "il problema dei problemi". Come si può essere sicuri che un gene modificato non si sposti da una coltura all'altra, che un seme o il polline di una pianta OGM non si muova geograficamente da una zona all'altra "contaminando" altre colture, che le modifiche non si trasferiscano da una pianta ad una totalmente diversa (impollinazione incrociata). Garantire al consumatore la scelta di nutrirsi o meno con un OGM (ed al produttore di coltivarli) evitando contaminazioni è la scommessa più difficile da vincere.

Recentemente un altro fatto di cronaca analizzato su La Stampa evidenzia la complessità dell'argomento: "[...] i geni di una coltivazione sperimentale Ogm di colza modificati per resistere a un erbicida si sono trasferiti in una pianta locale, la senape selvatica, che è di conseguenza diventata resistente allo stesso erbicida [...]".

Il dibbattito è aperto.
Post precedenti:

Multe pesanti per chi non dichiara OGM

Foreste transgeniche

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