Prezzo del petrolio ai massimi: cosa c'è dietro?

Massimo storico del prezzo del petrolioDopo il record della settimana scorsa, il petrolio continua a volare. Lo si sente ovunque: un barile ieri al Nymex è arrivato a $82,51.

Cosa c'è dietro questi record?
Se lo chiedono in tanti, ma non è che i tiggì si sprechino in spiegazioni. Facciamo allora un giro per la rete. Partiamo da CNNMoney che titola: "Il mistero dietro l'aumento dei prezzi del petrolio".

Riducendo all'osso, le ragioni elencate dalla CNN sono:

- l'economia mondiale cresce e si prevede quindi una domanda di energia in aumento (si pensi ai tassi di crescita asiatici);
- si avvicina l'inverno e con esso la classica domanda legata al riscaldamento;
- si registrano rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente;
- il dollaro crolla e questo fa aumentare leggermente il prezzo del petrolio (interessante in questo senso vedere un grafico di Debora Billi che accosta l'andamento del cambio euro/dollaro con l'andamento del prezzo del petrolio, ecoalfabeta però trova che l'aumento del prezzo del petrolio ha poco a che fare con la svalutazione del dollaro);
- le scorte di greggio in USA sono leggermente inferiori rispetto al passato.

CNN si occupa anche della teoria del picco del petrolio, presentandola come teoria minoritaria - non abbracciata da compagnie petrolifere e governi - ma in crescita.
Il fatto è che la teoria potrebbe a mio avviso diventare irrilevante, nello scenario attuale. Più i prezzi del petrolio salgono e più diventa conveniente estrarre il petrolio "difficile", che non viene oggi estratto per gli alti costi. Diventa anche più conveniente lo sviluppo di tecnologie per l'estrazione. Allo stesso tempo però, picco o non picco, la domanda di greggio è in pieno boom a causa dello sviluppo di una consistente parte di mondo con cui l'offerta non riesce a tenere il passo. Insomma, è ben possibile che gli effetti del "picco" arrivino per via dell'aumento incontrollato della domanda, piuttosto che per una flessione dell'offerta.

Interessante leggere anche il Financial Times. Il 6 settembre il quotidiano rosa attribuiva l'ultima impennata a presunte incursioni israeliane sullo spazio aereo siriano, oltre che alle rinnovate tensioni in tutta l'area mediorientale che si registrano da un paio di settimane. Il FT citava anche Christophe de Margerie, grande capo della francese Total, secondo cui il prezzo del greggio era destinato a rimanere alto e - udite udite - diceva anche che era stato "rotto il ciclo del mercato". Tradotto: dopo l'aumento, non aspettiamoci una caduta dei prezzi. I paesi dell'OPEC dal canto loro erano divisi sull'opportunità di aumentare la produzione: l'unica cosa su cui si mostravano più possibilisti era un aumento dell'offerta nei mesi invernali. Per de Margerie il motivo per cui il petrolio non sarebbe assolutamente sceso è che la domanda di greggio in Asia sarebbe rimasta fortissima e per di più anche la stessa domanda mediorientale appariva consistente. A distanza di due settimane tutte le previsioni si sono rivelate corrette: gli unici ribassi che si sono visti sono stati quelli causati dalle vendite per incassare il plusvalore. Anche sul fronte OPEC tutto secondo copione. L'OPEC alla fine ha infatti "concesso" solo un aumento di produzione di 500'000 barili al giorno a partire da novembre, aumento che gli analisti giudicano insufficiente e tardivo. La produzione mondiale nel terzo quadrimestre di quest'anno è infatti diminuita di 650'000 barili al giorno: considerato quindi l'arrivo dell'inverno la misura dell'OPEC appare come poca cosa. Il FT cita a proposito un analista della Merril Lynch che dice: "Siamo di fronte al mercato del petrolio più tirato che si sia mai visto sin dalla guerra in Iraq: un inizio di inverno molto più freddo del normale potrebbe spingere il prezzo del barile sopra i $90."

La più recente ipotesi sulle cause del rialzo avanzata da più parti (ad esempio da Messaggero e Yahoo! Finanza) riguarda il taglio dei tassi di interesse operato dalla Federal Reserve per immettere liquidità sul mercato americano a fronte della crisi dei mutui: una mossa che contribuisce a rilanciare i consumi statunitensi di greggio nonché gli investimenti nel greggio.

Insomma, stringi stringi se il petrolio vola è colpa dell'imbuto: la parte larga è la domanda e la parte stretta la produzione. Il muro dei $100 appare ormai ad un soffio. La buona notizia è che - con uno scenario del genere - lo spazio per lo sviluppo delle rinnovabili si allarga sempre di più.

Aggiornamento: nella giornata di oggi 21 settembre al Nymex toccata la vetta di $84,10. Per questo nuovo rialzo il Corriere cita "timori per le condizioni meteo nel Golfo del Messico, che hanno anche portato alla parziale sospensione della produzione". Una mazzata in più sull'offerta, come se ce ne fosse stato bisogno...

» The mystery behind surging oil prices su CNNMoney.com
» Oil hits new record above $80 su FT.com
» Oil price tests an all-time high su FT.com

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