Coca Cola premiata da Greenpeace

Coca cola con ghiaccio Dal punto di vista ambientale, sociale, salutistico di solito non si dicono in giro belle cose della Coca Cola. Questa volta è diverso. La notizia è infatti che Greenpeace ha espresso la propria soddisfazione verso la scelta della società di usare refrigeratori e distributori automatici “verdi” in tutte le sedi ufficiali dei Giochi Olimpici del 2008 che si terranno a Pechino e in altre sei città della Cina. In particolare, refrigeratori e distributori avranno un isolamento senza idrofluorocarburi (HFC-free) e saranno più efficienti dal punto di vista energetico grazie all’applicazione della tecnologia Energy Management System (EMS). Questa scelta permetterà la riduzione delle emissioni di gas serra di circa 4.500 tonnellate (calcolo sulla base dell'aspettativa di una durata di vita dei refrigeratori intorno ai 10 anni).

Gli idrofuorocarburi fecero la loro comparsa poco dopo la scoperta del buco dell’ozono. Tra le principali cause del buco c’erano i fluidi refrigeranti CFC, o meglio i clorofluorocarburi. Questi, a seguito della firma del protocollo di Montreal, vennero man mano sostituiti dagli idrofuorocarburi, meno dannosi ma pur sempre gas serra. Dal 1992 Greenpeace propone una soluzione più drastica: il Greenfreeze, il frigorifero senza CFC e HFC. Un’invenzione diffusa in Europa, Cina, Giappone e India e che ha portato l’associazione ad aggiudicarsi un premio dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) nel 1997.


Forse si tratta di una mossa pubblicitaria (guarda caso adottata nel corso di un evento mediatico come le Olimpiadi), ma che si è comunque meritata un plauso da parte di un’associazione ambientalista. Credo sia positivo il fatto che molte aziende comincino a vedere le proprie svolte sostenibili (simboliche o non) come possibili strumenti di marketing. Anche perché questa tendenza è l’effetto della domanda dei consumatori alla ricerca di prodotti più responsabili dei diritti dell’uomo, della salute umana e anche dell’ambiente. Ben venga, quindi, una iniziativa di questo genere anche se (come fa notare Greenreport) “restano tutte le perplessità restano a un pugno di speranze sfogliate (quasi) a caso da un mazzo enorme” di comportamenti aziendali molto poco ”eco”.

Via | Greenpeace

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