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Inquinamento

Fusti radioattivi a Caorso, la Procura apre l’inchiesta

Dopo l’indagine Ispra e un’inchiesta giornalistica, qualcosa si muove nella magistratura italiana

La procura di Piacenza ha aperto un fascicolo e disposto accertamenti circa alcune perdite rilevate da alcuni fusti contenenti materiale radioattivo stoccati del grande impianto nucleare di Caorso (Pc), gestito da Sogin (la società statale incaricata della messa in sicurezza e delle bonifiche dei siti nucleari italiani): in particolare il fascicolo farebbe riferimento all’articolo 102 del DL 230/95, recante le Disposizioni particolari per i rifiuti radioattivi.

L’indagine della magistratura è stata avviata dopo che un’inchiesta giornalistica pubblicata da Il Punto avrebbe rivelato le precarie condizioni di sicurezza dell’impianto di Caorso, che stocca da anni 8.000 fusti metallici da 250 litri (contenenti sostanze altamente pericolose e radioattive) ma che, secondo l’inchiesta del Punto, sarebbero in larga parte danneggiati e corrosi tanto da disperdere le sostanze in essi contenute.

Il procuratore Salvatore Cappelleri è stato, vista la delicatezza della notizia, molto cauto:

Il tema è di interesse pubblico e quando avremo gli esiti degli accertamenti li renderemo noti. Per ora non ci sono elementi tali da creare allarme nell’opinione pubblica.

Nelle scorse settimane l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (Ispra) ha effettuato un’ispezione presso la centrale di Caorso, stilando un verbale depositato agli atti della Procura di Piacenza; nello stesso verbale Ispra evidenzierebbe la reale presenza di fusti con evidenti processi di corrosione in atto, processo che nello specifico di un fusto presenterebbe anche perdite di contenimento.

Tuttavia, spiega l’Ispra, la modalità di stoccaggio dei fusti non ha permesso un’ispezione approfondita degli stessi sia nel primo che nel secondo deposito della centrale di Caorso, anche se nel secondo caso il verbale presenterebbe criticità maggiori:

Si è verificata la presenza di numerosi fusti con evidenti processi di corrosione in atto. In particolare, su 9 fusti si sono riscontrati fenomeni di corrosione passante con perdite di contenimento. Tre di questi ultimi identificati con le sigle ISE- 270, I-SE-261 e MA 15423 non risultano inclusi nell’elenco dei fusti già identificati dall’esercente come “fusti con corrosione passante”.

Secondo lo stralcio del verbale riportato da Il Punto dunque, le perdite ci sono e sarebbero state evidenziate anche dal verbale Ispra, oggi agli atti della Procura; i tre fusti di cui parla il verbale non sarebbero inclusi in un elenco redatto da Sogin nel 2006, in cui il gestore riportò sullo stato di conservazione dei fusti stoccati.

Dal canto suo Sogin ha smentito qualsiasi rischio per l’ambiente e la salute pubblica:

Non si è mai verificato e non esiste alcun tipo di contaminazione a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione essendo le aree di lavoro e i depositi costantemente monitorati

ha spiegato la società statale, sottolineando che l’apertura del fascicolo ad opera della Procura è semplicemente un atto dovuto; tuttavia, l’amministratore delegato di Sogin Giuseppe Nucci ha quantificato in circa trenta i fusti danneggiati: l’azienda ha fatto recapitare ai venti dipendenti di Caorso alcune lettere di richiamo, in cui si contestavano le modalità di lavoro e

l’omessa informativa ad Ispra dello stato corrosivo dei fusti

di competenza delle funzioni locali; come spiegato da Nucci

La sede di Roma è il governo dell’azienda dove vengono svolte le funzioni operative, mentre nei siti ci sono le funzioni locali.

Polemiche interne a Sogin a parte, da sottolineare anche il lavoro unico che sta facendo la Procura di Piacenza: come ricordato dallo stesso procuratore Cappelleri sono almeno dieci anni che la magistratura italiana non si occupa di nucleare, nonostante Caorso non sia l’unico sito sul quale ci sono dubbi sulla sicurezza: Montalto di Castro, Saluggia, Garigliano, Rotondella, i dubbi sorti nel corso degli anni su tutti questi impianti non sono mai stati al centro delle attenzioni della magistratura, nonostante le varie Arpa, la Commissione parlamentare d’inchiesta ed altri soggetti istituzionali abbiano più volte espresso dubbi sulla sicurezza di quegli impianti.

Via | Il Punto
Foto | Flickr

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