I Riva dell'ILVA agli arresti domiciliari premiati imprenditori dell'anno in Valcamonica

I Riva dell'ILVA premiati imprenditori dell'anno in Valcamonica. Con tanto di applausi in contumacia, clapclap ci uniamo, perché ovviamente non sono andati personalmente a ritirare il premio. Piccolo trascurabile dettaglio: due, il padre Emilio Riva e il figlio Nicola, sono agli arresti domiciliari, uno è fuggito all'estero, non si sa dove, è scappato senza fare tante cerimonie. Alla cerimonia di premiazione all'Hotel Rizzi Acquacharme di Darfo Boario Terme, nell'ambito della cena di chiusura del 2012, ieri sera si è dunque presentato un delegato dell'ILVA.

Il premio di imprenditori dell'anno che ovviamente ha sollevato immediatamente un'ondata di indignazione, non appena si è diffusa la notizia questa mattina, è stato assegnato da Assocamuna, associazione che raccoglie gli imprenditori della Valcamonica, della Val di Scalve, Sebino e Valcavallina. Nell'area il gruppo ha tre stabilimenti.

Luigi Buzzi, cofondatore di Assocamuna, imprenditore attivo nel settore siderurgico come i Riva, difende la scelta di assegnare il premio a Riva. Anche se precisa di non aver preso lui la decisione di conferire il premio ai patron dell'ILVA, Buzzi afferma di condividere pienamente questa scelta. Non condivide invece le azioni della magistratura contro il gruppo Riva. Interpellato da BsNews Buzzi avrebbe infatti dichiarato:

In questa vicenda sto decisamente con Riva e contro le azioni della magistratura, fuori tempo, dannose e persecutorie.

Buzzi difende la scelta di assegnare il premio ai Riva:


È vero, la valle in questo caso è andata in controtendenza. Ma il motivo è serio: non si tratta di una leggerezza né di una provocazione. In Valcamonica Riva è un imprenditore di riferimento, che ha investito in tre diversi siti produttivi e dà occupazione a decine di famiglie. Noi imprenditori della valle per questo gli siamo vicini e lo sosteniamo. Siamo in molti a sentirci vicini al gruppo Riva. Venire in Valcamonica e aprire aziende non è una scelta facile. Certamente, siamo ricompensati dal lavoro straordinario di un tessuto di operai e manodopera eccezionali, come ce ne sono solo qui.

Questa del lavoro a decine di famiglie l'abbiamo già sentita. Sperando che anche in Valcamonica il ricatto occupazionale non si trascini dietro, come a Taranto, una scia di morte legittimata e ritenuta, a torto marcio, socialmente accettabile, dalle istituzioni e dal mondo industriale.

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