Napolitano firma il decreto Salva Ilva ma la Procura di Taranto prepara la risposta

Il decreto Salva Ilva è stato firmato dal Presidente Napolitano ieri sera e le polemiche sono sorte immediate. Il ministro all'Ambiente Clini ha rinominato il decreto "Salva Taranto" poiché e dopo la firma del Capo dello Stato ha dichiarato attraverso il sito del Dicastero che presiede che questo provvedimento sarà un modello per tutte le altre aziende che inquinano. Il provvedimento dura 3 anni e viene nominato anche un Garante (anche se non c'è il nome e cognome che sarà fatto poi in Gazzetta); l'azienda manda in cassa integrazione gli operai dell'area a freddo. Ma di fatto, quello che interessa ai tarantini, ovvero sospensione dell'inquinamento e bonifiche sia all'interno sia all'esterno dell'acciaieria sono in secondo piano rispetto alla priorità di continuare la produzione dell'acciaio.

Il Provvedimento così com'è perciò, ha sollevato moltissime polemiche e il primo atto è che domani ci sarà un sit-in davanti la Procura per sollecitare la risposta.

Clini soddisfatto ha invece dichiarato:

Ringrazio il presidente Napolitano per la grande attenzione con cui ha valutato e quindi firmato il decreto salva-Taranto. Nella stesura finale, il testo estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con più di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza, e rappresenta non solo una risposta responsabile all'emergenza innescata dalla situazione dell’Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica. Il decreto ora rafforza il ruolo dell’autorizzazione integrata ambientale e dei piani di risanamento delle grandi industrie, a cominciare dall’acciaieria Ilva di Taranto.

Il punto 2 dell'Art.1 infatti prevede:

A decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto, la società ILVA S.p.A.di Taranto è immessa nel possesso dei beni dell’impresa ed è in ogni caso autorizzata,nei limiti consentiti dal provvedimento di cui al comma 1, alla prosecuzione dell'attività produttiva nello stabilimento e della conseguente commercializzazione dei prodotti per tutto il periodo di validità dell’autorizzazione integrata ambientale, salvoche sia riscontrata da parte dell’autorità amministrativa competente l'inosservanza delle prescrizioni impartite nell’Autorizzazione stessa.

Dal canto suo la Procura chiamata a una dichiarazione in merito fa sapere, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno:

La procura ionica sta valutando due strade: chiedere al giudice che sia proposta una questione di legittimità costituzionale del decreto legge o sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto. L’occasione potrebbe essere l’udienza del 6 dicembre prossimo dinanzi al tribunale del Riesame sulla richiesta dell’Ilva di dissequestrare il prodotto finito e semilavorato giacente sulle banchine del porto, al quale sono stati posti i sigilli il 26 novembre scorso. Al procuratore Sebastio è stato anche chiesto come si stia affrontando la questione: “Siamo cinque colleghi – ha risposto - che lavoriamo”.

Rispetto alla costituzionalità del decreto che fa riferimento all'Aia demolita dal Gip Patrizia Todisco è sceso in campo proprio Monti sostenendo l'assoluta bontà del provvedimento.

Foto | Getty Images

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