Taranto, Ilva: dopo il tornado sorge il dilemma dell'amianto

Il tornado della scorsa settimana, che ha causato oltre ad ingenti danni, morti e feriti, anche la dispersione di fibre d'amianto nell'atmosfera tarantina (a Statte è stata immediatamente emessa un'ordinanza di divieto d'accesso al centro residenziale del paese), sta lentamente presentando il suo salatissimo conto.

Sull'amianto, il 29 novembre l'ufficio stampa Ilva ha informato Arpa Puglia che

L’amianto ritrovato all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto è stato trasportato dal tornado che mercoledì scorso ha messo in ginocchio la fabbrica e causato la morte dell’operaio Francesco Zaccaria

sostenendo dunque che l'amianto libero ritrovato in azienda sia stato trasportato dal vento da un non meglio precisato luogo esterno.

Una versione che non convince molti, in particolare l'Ona (Osservatorio Nazionale Amianto), che sottolinea come di amianto, a Taranto, si muore da tempo:

Posso affermare che il pericolo amianto all'interno dell'Ilva è un rischio concreto. E non da oggi. C'è un carteggio riservatissimo della Marina militare italiana che dimostra la consapevolezza delle istituzioni sui rischi dell'amianto a partire dalla fine degli Anni 60. Eppure ancora adesso stiamo a contare i morti

afferma Ezio Bonanni, avvocato e presidente dell'Ona, in un'intervista al quotidiano online Lettera43.

Responsabilità, quelle legate alla presenza di amianto libero, sia dello Stato che di Ilva visto che la procura di Taranto

ha aperto altri due procedimenti penali nei quali è stato chiesto il rinvio a giudizio a carico di vari amministratori dell'acciaieria e titolari delle posizioni di garanzia anche per il periodo antecedente alla cessione dello stabilimento

sostiene Bonanni, citando anche un atto di indirizzo ministeriale ed un certificato Inail che attestano proprio la presenza di amianto all'interno dello stabilimento Ilva già nel 2008:

in acciaieria, sino al 2 ottobre 2003, l'amianto è stato valutato superiore alle 100 fibre per litro in ambiente lavorativo.

continua l'avvocato, sostenendo che è impossibile sapere lo stato attuale dell'arte delle bonifiche dall'amianto: proprio per questo la magistratura tarantina sta indagando in tal senso: per la procura non solo nello stabilimento c'era sì amianto, ma sono state violate anche le norme di prevenzione tecnica e protezione individuale.

Secondo il Fondo Antidiossina Taranto

Non ci risulta che siano stati presi adeguati provvedimenti dopo la caduta del camino di 80 metri, presumibilmente coibentato da tonnellate di amianto, nè tantomeno che siano state fatte verifiche sulla stabilità delle decine di ciminiere che svettano in cielo e che potrebbero aver subito seri danni, tanto da poter essere considerate non stabili o pericolanti.

Il problema di quantificare i morti per patologie correlate all'esposizione all'amianto è quasi insormontabile, visto e considerato che non esisteva un registro tumori a Taranto fino a qualche mese fa: quello dell'amianto è un ulteriore incubo dal quale Taranto vorrebbe svegliarsi.

Via | Lettera43
Foto | TmNews

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