Ilva, qualcosa si spegne nella siderurgia

Sono giornate concitate quelle che si vivono tra Taranto, Bari e Roma, i tre luoghi chiave nel complicato "affaire Ilva": poco fa un comunicato stampa emesso dall'azienda afferma che

Questa mattina alle 5.50 in ottemperanza alle disposizioni dell'AIA è stato fermato l'altoforno 1. La ristrutturazione durerà circa 18 mesi con una stima di riavvio nel primo semestre del 2014. Nella giornata di giovedi, sempre in ottemperanza alle disposizioni dell'AIA sono state fermate le batterie 5 e 6 delle Cokerie.

Secondo Armando Palombo, responsabile Fiom-Cgil nell'Ilva di Cornigliano (Ge), la produzione ligure riuscirà a prolungarsi per altre due settimane, fino a Natale; ma se entro quella data non giungeranno i rotoli di acciaio da Taranto allora si procederà con gli interventi di manutenzione straordinaria che dovrebbero partire da gennaio.

Dopo che il Riesame ha "restituito" gli impianti tarantini, applicando quanto previsto dal decreto del 3 dicembre scorso, la produzione è potuta riprendere a singhiozzo, anche se la misura non è retroattiva e probabilmente Ilva non rientrerà mai in possesso di quelle 1800 tonnellate di acciaio semilavorato bloccate sulle banchine pugliesi dal 26 novembre scorso e che hanno portato Ilva a chiudere momentaneamente il tubificio 1, l'Erw (rivestimenti), e parte del laminatoio a freddo e della finitura nastri.

Gli esuberi sono già circa un centinaio che però, sostiene Ilva, verranno riassorbiti.

Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto una lettera scritta da una "mamma di Taranto", Tonia Marsella

Signor presidente, venga a visitare i nostri bambini devastati da cancro, e dica loro, guardandoli negli occhi, che la Ilva deve continuare a produrre veleno per non fare abbassare il Pil, sostenga il loro sguardo e spieghi loro perché lo Stato ha preferito darli in parto a quel mostro che ha insozzato il nostro mare, violentato la nostra terra...

scrive Tonia chiedendo a Napolitano

come si fa ancora a credere nello Stato italiano?

La risposta del Presidente Napolitano, pubblicata sul sito del Quirinale, non si è fatta attendere e, in un accorato appello alla cittadinanza di Taranto affinchè trovi la forza di andare avanti, si legge:

Dopo più di quattro mesi senza alcuna soluzione al grave problema - un lasso di tempo che va ad aggiungersi all'annoso cumulo di ritardi, omissioni ed inadempienze - ho emanato il decreto legge sottopostomi dal governo contenente "disposizioni urgenti a tutela della salute, dell'ambiente e dei livelli di occupazione, in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale". Disposizioni quindi, si badi bene, non dettate per la sola ILVA di Taranto. Tutti i valori indicati nel decreto - salute, ambiente, lavoro - sono richiamati dalla Costituzione, e sono tutti beni primari da tutelare nell'ordinamento democratico, bilanciandoli tra loro nel miglior modo possibile.

Per Napolitano dunque la tutela della salute e del lavoro non prescindono l'una dall'altra, così come entrambe non prescindono dalla tutela ambientale: una nuova sfida che la città di Taranto deve avere la forza di affrontare.

Via | Quirinale.it

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