Ecosistema Urbano 2008, sulla sostenibilità ambientale le province italiane restano immobili

Si chiama Belnomi il capolouogo più sostenibile d’Italia. Non l’avete mai sentito nominare? Infatti non esiste, Belnomi è un acronimo che Legambiente ha coniato per il rapporto Ecosistema Urbano 2008, presentato oggi a Roma, per indicare la città capoluogo di provincia che vorrebbe, un esempio di sostenibilità ambientale e qualità della vita. Belnomi vuoli dire:

di viviana

Si chiama Belnomi il capolouogo più sostenibile d’Italia. Non l’avete mai sentito nominare? Infatti non esiste, Belnomi è un acronimo che Legambiente ha coniato per il rapporto Ecosistema Urbano 2008, presentato oggi a Roma, per indicare la città capoluogo di provincia che vorrebbe, un esempio di sostenibilità ambientale e qualità della vita. Belnomi vuoli dire: la zona a traffico limitato di BErgamo (più di 40 mq per abitante), il verde urbano di Lucca (45 mq a testa), il riciclaggio dei rifiuti di NOvara (al 67%), l’offerta di trasporto pubblico di Milano e il basso inquinamento atmosferico i Isernia. Belnomi, la città ideale insomma, con grandi spazi verdi, aria pulita, poco traffico e pochi rifiuti, città che però non esiste.

Acronimi a parte, la vera classifica l’ha vinta Belluno, seguito da Bergamo e Mantova. Ultimi tre posti per Frosinone, Benevento e Ragusa. Ma Belluno ha vinto senza eccellere in nessuna delle categorie di indicatori utilizzati per stilare questa classifica di sostenibilità. Ovvero, a vincere in realtà è il generale immobilismo delle amministrazioni pubbliche a fare qualcosa per migliorare la qualità della vita in città.

Qualche dettaglio in più. La qualità dell’aria, cosa a cui i cittadini si dimostrano più sensibili, non migliora. Il biossido di azoto nel 55% dei casi è superiore ai limiti, male se la passano anche le polveri sottili, che risoltano sopra i livelli di allarme per la salute in 40 città.
Altro tasto dolente, la mobilità urbana. L’Italia ha il maggior numero di auto procapite d’Europa, siamo a 62 auto per 100 abitanti, mentre il trasporto pubblico rimane poco utilizzato, forse perchè poco efficiente? (lo dice una che abita a Roma e spende metà della sua vita alle fermate degli autobus aspettando il miracolo di vedere un autobus arrivare…)

I consumi elettrici domestici in città aumentano, alla faccia di Kyoto e dei cambiamenti climatici. Qualche pannello solare o pala eloica in più qua e là, ma poca roba rispetto agli standard di altre grandi città europee.
Si continuano a sprecare litri e litri d’acqua a causa della rete messa male, siamo a una perdita di oltre il 30% dell’acqua immessa in rete persa in oltre 2/5 dei capoluoghi italiani. Trovo poi assurdo che grandi città come Firenze, Napoli, Palermo e Catania ancora non depurino tutte le loro acque di fogna ma ne lascino correre a mare circa un terzo senza fare nulla.
Parlando di rifiuti, nei capoluoghi di provincia si producono oltre 610 kg a testa, e se ne riciclano solo 120. Aumenta però leggermente il dato della raccolta differenziata (21,9 rispetto a 21,7%), fenomeno che, salvo qualche esempio, continua ad essere quasi esclusiva delle città del nord.

Per tirarci su di morale parliamo di qualcosa che va bene, oltre a Belnomi. Aosta e altre 16 città hanno raggiunto il 100% della depurazione delle acque di fogna, Viterbo perde solo il 4% di acqua dalla rete idrica, Mantova ha quasi 30 metri di piste ciclabili per abitante, Potenza ha la concentrazione di azoto più bassa nell’aria e Agrigento i consumi idrici domestici più bassi.
Ottimi risultati, ma a dire il vero non mi sono bastati a tirarmi su di morale.

via | Legambiente

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