Ilva: il decreto presto legge, ma alla Camera volano parole grosse

E' sempre bufera su Taranto, una bufera che proviene questa volta da Roma:

Pochi minuti fa quasi all'unanimità il Parlamento ha approvato l'impostazione del decreto Ilva perchè ha respinto le eccezioni d'incostituzionalità presentate dal gruppo della Lega Nord e l'Idv. Credo che ora il decreto legge verrà convertito in legge rapidamente

è quanto dichiarato dal Ministro Corrado Clini ai giornalisti subito dopo la seduta della Camera dei Deputati.

Questa mattina è stato presentato un emendamento al decreto

nel quale si chiarisce, con una interpretazione autentica, che i prodotti finiti devono essere resi nella disponibilità dell'impresa per la commercializzazione.L'emendamento presentato oggi serve per integrare un decreto che vuole coniugare la protezione della salute, la protezione dell'ambiente e la continuità produttiva.

ha spiegato Clini, chiarendo che non c'è nessun braccio di ferro con la magistratura tarantina; in Aula tuttavia la bagarre è stata feroce; la deputata radicale eletta nel Pd Elisabetta Zamparutti si è scagliata contro il decreto del governo:

Abbiamo votato a favore della pregiudiziale di costituzionalità perché ci troviamo di fronte a un atto eversivo che cancella per decreto la flagranza di reato in cui l’azienda dei Riva si trova da anni. Il decreto Ilva autorizza infatti un impianto letteralmente fuori legge a continuare a produrre in violazione delle norme a tutela della salute e dell’ambiente scavalcando la magistratura. Il decreto del Governo Monti è un autentico atto di regime, di cui si è reso complice il Presidente della Repubblica, un atto reso ancor più grave dalla proposta fatta oggi dal ministro Clini di dare addirittura efficacia retroattiva a un decreto che consentirebbe ai Riva di entrare in possesso di quanto prodotto illegalmente negli ultimi mesi, superando così il sequestro dei prodotti disposto dalla magistratura di Taranto.

Il braccio di ferro non si vede eppure è evidente: da Taranto alcune fonti vogliono la Procura intenta a lavorare per sollevare un conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato proprio in relazione agli interventi del Governo nel decreto salva-Ilva. Dello stesso avviso anche l'accademico Alessandro Morelli, professore di Diritto Costituzionale all'Università di Catanzaro: interpellato dal Sole24Ore Morelli ha pubblicato un contributo scientifico decisamente interessante in materia che potete leggere qui.

La palla torna ora a Taranto: l'azienda continua a chiedere il dissequestro e la Procura continua a negarlo; almeno lì, in Puglia, il braccio di ferro non solo è evidente ma è diventato un braccio d'acciaio, prodotto dall'Ilva.

Via | Radicali.it

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