Ilva, il decreto passa alla Camera, ora tocca al Senato. Arpa Puglia: allarme inquinamento

Con 420 voti favorevoli, 21 contrari e 49 astenuti il decreto cosiddetto "Salva-Ilva" è stato approvato dall'Aula della Camera dei Deputati: fuori dal coro Radicali, Italia dei Valori e Lega Nord, ora il provvedimento arriverà nell'Aula del Senato.

Approviamo un provvedimento chiave per lo sviluppo sostenibile del Paese, per l’equilibrio tra industria, ambiente e salute

ha dichiarato al termine delle votazioni il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, compiaciuto per il via libera di oggi e dopo che ieri il decreto aveva già ottenuto la fiducia (la 51esima del governo Monti) della Camera.

L'ok al decreto, messo a punto per impedire la chiusura completa dell’impianto siderurgico sequestrato dal gip di Taranto lo scorso luglio, è arrivato il giorno dopo alcune dichiarazioni rese agli impiegati nel discorso di fine anno da Bruno Ferrante, presidente Ilva, proprio sul lavoro della Procura tarantina:

La magistratura vuole chiudere Ilva. L'autentica volontà si è scoperta il 26 novembre con il sequestro dei prodotti finiti: un provvedimento drastico, duro, io dico nei confronti non dell'azienda, ma dei lavoratori, perchè un'azienda che non può vendere i prodotti non può pagare gli stipendi. Si cerca non di salvare uno stabilimento e i posti di lavoro, ma di andare verso una chiusura tragica di questo stabilimento.

Parole al vetriolo, che possono contestualizzarsi anche nella laconica polemica tra l'assessore all'ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro e il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini: l'assessore, che ha parlato del provvedimento del governo come uno "tsunami", si è sentito rispondere dal ministro che

se l'Aia rilasciata il 4 agosto 2011 con l'assenso della Regione Puglia avesse adottato le prescrizioni ambientali e gli impegni di risanamento per l'Ilva che ho imposto con la nuova Aia il 26 ottobre 2012, non ci sarebbe stato il sequestro degli impianti e non ci sarebbe stato bisogno di un decreto legge.

Il si della Camera permetterà all'azienda anche di utilizzare i prodotti sequestrati dalla Procura: insomma, la produzione, qualora il testo passasse indenne dal Senato, potrà riprendere:

[...] d’ora in poi, e non solo per Taranto, basterà che un Governo pronunci le parole magiche “stabilimento di interesse strategico nazionale” perché svaniscano gli effetti di ogni provvedimenti di sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. E’ insostenibile da un punto di vista ambientale per le numerose criticità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale [...] non è sostenibile da un punto di vista economico poiché la società Ilva Spa ha debiti finanziari per 2,9 miliardi, cioè 1,2 volte il suo patrimonio e quindi, in un contesto europeo di minor domanda di acciaio, privo delle risorse necessarie a far fronte, nei prossimi tre anni, ai costi di attuazione dell’Aia stimati in 3,5

ha dichiarato la deputata radicale in Commissione Ambiente, Elisabetta Zamparutti.

Polemiche che sono destinate a piccarsi ulteriormente, sopratutto dopo la pubblicazione, da parte di Arpa Puglia, della Relazione sullo Stato ambientale 2011, che mostra un quadro generale per Taranto e Brindisi assolutamente critico: i due capoluoghi e le rispettive province sono quelli maggiormente colpiti dagli effetti dell'attività siderurgica tarantina (ma anche delle attività di Eni ed Enel sul territorio, non dimentichiamolo).

Secondo l'Arpa a Taranto sono alte le emissioni di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) dalla zona industriale mentre le emissioni di benzopirene sul quartiere Tamburi provengono per il 90% circa dall'impianto cockerie dello stabilimento siderurgico Ilva: tra il 2010 e il 2011 Taranto ha emesso circa 20milioni di tonnellate di Co2 in atmosfera, Brindisi "solo" 16-17milioni, mentre i dati sul Pm10 a Tamburi sono stati definiti "impressionanti".

Era stato lo stesso Bruno Ferrante a sostenere che a Taranto non c'era nessuna emergenza ambientale e sanitaria.

Via | Ansa

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