Arsenico e fluoro nell’acqua del Lazio

Acqua L’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Consiglio nazionale delle ricerche ha svolto un’indagine sulla qualità delle risorse idriche sotterranee di un’ampia area del Lazio, compresa tra la città di Roma, il confine con la Toscana a nord, il corso del fiume Tevere ad est, ed il Mar Tirreno. Lo studio ha rilevato la presenza di arsenico e fluoro.

“La concentrazione limite di arsenico tollerata nelle acque per l’uso umano è stata ridotta da 50 a 10 ug/l da un decreto legislativo, n. 31 del 2001, in applicazione di una Direttiva europea” – affermano i ricercatori dell’Irsa-Cnr. Ma i valori rilevati nel corso della ricerca per le acque sotterranee dell’area si attestano in media attorno ai 15 ug/l con massimo di circa 130 ug/l; il 50% dei valori è risultato superiore al limite di 10 ug/l, anche se solo il 3% supera i 50 ug/ . Per quanto riguarda i fluoruri, il valore limite per l’uso umano, pari a 1,5 mg/l, è superato nel 28% dei campioni, mentre la concentrazione media è di 1,2 mg/l, ma con massimi fino a 6 mg/l.

Acqua non potabile ma non sempre per colpa dell’uomo. “Gli studi hanno messo in evidenza la problematicità della potabilità di queste risorse idriche sotterranee, quasi sempre a causa della presenza di sostanze chimiche di origine naturale, legate alla specifica natura delle rocce serbatoio delle acque sotterranee, presenti in concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla normativa” spiegano Giuseppe Giuliano ed Elisabetta Preziosi, autori dello studio.

Via | Help Consumatori

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