L'Enel vuole carbone, tanto e ovunque

carbone pulito, carbone per Cina e India, carbone anche per Fulvio Conti. Foto Wolfiewolf"L’aumento delle emissioni di CO2 mostra l’inefficacia del Protocollo di Kyoto. Nonostante gli sforzi, secondo le Nazioni Unite, dal 1990 al 2005 le emissioni globali sono aumentate del 22 per cento, da 21.6 a 26.4 miliardi di tonnellate all’anno, soprattutto a causa dei Paesi in via di sviluppo".
Fulvio Conti dell'ENEL ha cercato di scaricare la colpa del fallimento del protocollo di Kyoto su Cina e India, nel suo discorso al Congresso Mondiale dell'Energia in corso a Roma.

Fatih Birol, direttore degli studi economici dell’Iea, ha ricordato che "Un terzo delle emissioni cinesi proviene da attività svolte per produrre beni da esportare in tutto il mondo, per questo il problema deve essere affrontato da tutti i Paesi."
In pratica è da ipocriti chiedere a Cina e India di continuare a produrre i beni a basso costo che compriamo tutti per poi lamentarci delle emissioni inquinanti di quei beni.

Conti ha poi detto che l'Italia "è troppo sbilanciata a favore del gas" e che si dovrebbe, invece, investire di più sul carbone e sulle rinnovabili. Ecco, qui mi pare che ridurre le emissioni e bruciare più carbone non siano soluzioni proprio compatibili.
Conti ha preso ad esempio la centrale di Civitavecchia e ha proposto di esportare quella tecnologia in Cina, dove le centrali a carbone spuntano come funghi. Conti quantifica anche i risultati ottenibili dalla Cina, se adottasse la tecnologia di Civitavecchia: "avremmo una riduzione di 65 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, più o meno il 13% del totale delle emissioni italiane".

Se la priorità fosse il clima, e non il guadagno dell'ENEL, si esporterebbero tecnologia veramente pulita, idee per il risparmio energetico nella produzione dei beni, mezzi di trasporto efficienti.

Via | WEC

» Worldmapper, per vedere chi produce energia dal carbone nel mondo

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