Fao: il futuro della pesca è l’acquacoltura

Pesci Molte specie commerciali di pesce si stanno esaurendo. Spesso Ecoblog ha parlato del caso del tonno rosso ma l’allarme è molto generalizzato e, a parere della Fao, nel futuro andrà sempre peggio. Secondo l’organizzazione nel 2030, quando gli abitanti della Terra saranno molti di più di oggi, ci vorranno 37 milioni di tonnellate di pesce in più all’anno per mantenere gli attuali livelli di consumo ittico.

In particolare, oggi consumiamo 48 milioni di tonnellate di pesce derivante dall’acquacoltura, ma fra poco più di 20 anni ce ne serviranno 85 milioni. Si tratta di un settore molto produttivo dal punto di vista economico: la pesca d’allevamento a partire dal 1970 è cresciuta a ritmi dell’8,8 per cento contro il 2,8 per cento della zootecnia.

La soluzione proposta è quella di ricorrere all’acquacoltura, quella sostenibile però. C’è il problema dell’inquinamento derivante dagli scarichi degli allevamenti, del benessere dei pesci, ecc… Ne avevamo parlato insieme al prof Tibaldi di Slow Food in un’intervista intitolata proprio “Quanto è sostenibile l’acquacoltura?”. Mi chiedo però quanto sia sostenibile il nostro modello di consumo ittico. La Fao infatti parla della necessità di incrementare l’offerta di pesci di 37 milioni di tonnellate “per mantenere gli attuali livelli di consumo”. Secondo me dovremo agire anche su questi oltre che rendere sempre più sostenibile la l’acquacoltura o la cattura in mare. Un primo passo potrebbe essere quello di evitare le specie a rischio e sostituirle con altre.

Via | Fao

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