Agricoltura bio e fame nel mondo

dalla FAO un invito a non adottare agricoltura biologica per non affamare il mondo. foto Christina Welsh (Rin)Secondo il direttore della FAO Jacques Diouf "dobbiamo utilizzare l'agricoltura biologica ed incoraggiarla. Essa produce alimenti salutari e nutrienti, e rappresenta una crescente fonte di reddito sia per i paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo. Ma non è possibile dar da mangiare a sei miliardi di persone oggi e nove miliardi nel 2050 facendo a meno di un impiego prudente di input chimici".

Spiacente, signor direttore, ma si sbaglia.
E' proprio un rapporto FAO (Food and Agriculture Organization) che dice che al mondo si produce già cibo sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone. Cibo che non basta ad evitare i morti di fame solo perché i morti di fame non hanno soldi per comprarlo! Quindi, per cortesia, non dica che abbiamo bisogno di chimica per salvare dalla fame i poveracci, quando dovrebbe sapere che abbiamo solo bisogno di giustizia e di una distribuzione equa del cibo che già abbiamo.

Oggi l'agricoltura biologica riguarda circa il 2% del settore, 31 milioni di ettari e la resa per ettaro, mediamente, e' del 10-20% inferiore a quella dell'agricoltura chimica. Se si cambiasse di botto il sistema di produzione e si distribuisse equamente il cibo, ne avremmo ancora da buttare.

Una delle obiezioni che avrei accettato, semmai, potrebbe essere che i prodotti bio costano più di quelli chimici e che, quindi, sarebbero fuori portata per molti acquirenti. Questo e' vero quando le esternalità della produzione vengono scaricate sulle spalle della società invece di essere incluse nei prezzi del cibo. Per esternalità intendo inquinamento delle acque, esposizione ad agenti chimici, perdita della fertilità del suolo, ecc... I prodotti bio sono sostenibili nel lungo periodo, cosa che dovrebbe essere tenuta in considerazione quando si pensa di sfamare in modo stabile e duraturo gli affamati. (Ne avevamo parlato anche quando era uscito l'articolo sull'Economist che accusava il bio di affamare il mondo).

Tornando a Diouf, ha ricordato che le tecniche di Conservation Agriculture (agricoltura senza aratura) può ridurre la "necessità" di fertilizzanti del 30% e di pesticidi del 20%. Adottare l'IPM (Integrated Pest Management) potrebbe, ad esempio, ridurre del 50% l'uso dei pesticidi nei campi di cotone.

Via | FAO

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