Greenpeace: non tutti i parquet sono uguali

Parquet Siamo sicuri che il parquet che abbiamo messo nella nostra camera da letto non provenga da foreste primarie minacciate? La prima cosa da controllare è che ci sia la certificazione internazionale FSC (Forest Stewardship Council), ovvero la garanzia che il legno utilizzato provenga da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici.

Greenpeace ci viene in aiuto con una classifica e una guida sull’acquisto ai parquet realizzata raccogliendo le informazioni che le aziende hanno inviato all’associazione ma non tutte le case italiane sono presenti. Al primo posto troviamo la Foppa Pedretti che ottiene un punteggio di 9 e mezzo anche se on tutto il prodotto è fabbricato con legno certificato FSC.

Per questo Greenpeace consiglia di assicurarsi della presenza del marchio sui singoli prodotti. Seguono la Tabu (8,3), la Antico è - Essenze Antiche (7,7) e la Guercio Forma Spa (7,2). Agli ultimi posti si trovano tutte aziende che non hanno fornito (o lo hanno fatto solo in parte) le loro informazioni alla azienda.

Come spiega Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace “Anche legni di origine apparentemente più innocua, come il larice siberiano, o il pino che viene dalle regioni più nordiche della Finlandia e della Russia, provengono spesso da foreste primarie minacciate. Inoltre, il prelievo, legale o illegale, di alcune specie particolarmente rare sta velocemente portando tali specie all'estinzione rischiando di eliminare un'intera specie solo per arricchire un campionario. Non crediamo che il mercato possa arrogarsi il diritto si sfruttare la natura a qualsiasi prezzo in una lotta all’ultimo albero”. All’ultimo posto la PM Parquet che non ha fornito alcun dato riguardo la provenienza per tutte le essenze prodotte.

Greenpeace precisa nella classifica ha dato “un giudizio generale” sulle condizioni delle specie di legno impiegate, alla situazione specifica nei paesi di provenienza, senza voler dare “giudizi perentori, ma indicare fattori di rischio”.

Via | Greenpeace

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