Shell chiude il settore fotovoltaico

La compagnia petrolifera Shell vende il settore fotovoltaico. foto SchwarzerkaterLa compagnia petrolifera Shell aveva investito nel fotovoltaico, per cavalcare l'onda di consenso delle rinnovabili, ma sta facendo marcia indietro. Shell ha venduto i suoi 28 uffici in India e Sri Lanka (comprensivi di 260 impiegati) perché non fatturavano a sufficienza e la stessa sorte attende anche gli analoghi in Indonesia e nelle Filippine. Gli uffici che si dedicavano al fotovoltaico in Germania, Stati Uniti e Canada sono stati venduti alla tedesca SolarWorld.

Damian Miller, ex direttore Shell Solar's rural operations e' convinto che Shell stia sprecando un'ottima occasione di investire in un settore in pieno sviluppo. Racconta anche come gli ex clienti di Shell si lamentino delle carenze del servizio ricevuto. Gente che ha investito il 20-30% del guadagno annuo in un sistema fotovoltaico per poter accendere una radio, un TV o un ventilatore, ora si sente abbandonata.

La concorrenza nel settore fotovoltaico dice, per bocca del presidente di Solarcentury Jeremy Leggett, che Shell stava minando la reputazione del settore. In particolare alla conferenza sul clima in corso a Bali non ha senso sottoscrivere dichiarazioni di buoni intenti mentre con l'altra mano si sta pianificando l'estrazione delle sabbie bituminose dal Canada (di cui parlavamo a proposito della concorrente BP). Insomma, se le grandi sorelle non cambiano radicalmente atteggiamento nei confronti del loro core business le operazioni nelle rinnovabili continueranno ad essere solo greenwashing di facciata.

La Shell rispose a queste critiche per bocca di Jeroen van der Veer, che fece notare come le rinnovabili arriveranno a coprire al massimo il 30% del fabbisogno mondiale di energia.
Shell ha deciso di spostare la sua attenzione sull'eolico (vedi il London Array) e sui biocarburanti. Le sabbie bituminose sono un proficuo modo di differenziare gli investimenti.

Via | The Guardian

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