Usa, arriverà il pollo al cloro?

Un immagine emblematica per un pollo avvelenato Pollo americano. E’ dal 1997 che un solo grammo di nessun volatile statunitense può mettere piuma in Europa a causa del trattamento delle carcasse con un bagno di antimicrobici, pratica proibita nell'Ue. Ma proprio in questi giorni, invece, rischiamo di ritrovarci sul mercato, questi polli all'antibiotico.

Mente diabolica dell'operazione è Guenter Verheugen vice commissario europeo che sta aumentando la pressione sulla commissaria Fisher Boel con l'appoggio del commissario al commercio, Peter Mandelson. Non solo, ma stanno cercando di convincere anche gli altri colleghi a cedere alle richieste di Washington, eventualmente anche ignorando un possibile parere contrario da parte dell'Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa).

Le organizzazioni agricole europee, lo dico subito, sono contrarie all'abolizione del divieto di importazione, perché i possibili concorrenti americani contano su prezzi più bassi dovuti al “dumping sanitario”. Infatti, i produttori dell'Ue devono applicare regole molto stringenti di igiene e sicurezza alimentare lungo tutta la catena della produzione, seconde la normativa Haccp (Hazard Analiysis and Critical Control Point). Quelli americani, invece, possono permettersi di trascurare controlli sanitari e condizioni igieniche rigorose , affidandosi al solo bagno disinfettante finale delle carcasse (mentre gli europei possono usare solo acqua potabile per il lavaggio).

I prodotti usati nel trattamento antimicrobico americano sono quattro: biossido di cloro, cloruro di sodio acidificato, fosfato trisodico e perossiacidi. Oltre alle perplessità riguardo a possibili reazioni chimiche, variazione del gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, c'è anche da valutare il rischio dell'insorgenza di ceppi di batteri resistenti, selezionati proprio dall'uso estensivo degli antimicrobici.

Ma l’obiettivo di Verheugen (nonostante tutto) è quello di presentarsi alla prossima riunione del TEC (Consiglio economico transatlantico - presieduto dal commissario alle Imprese, per la parte europea, e da Dan Price, consigliere per gli affari economici del presidente George W.Bush, per la controparte americana.) a giugno, con in mano la decisione Ue richiesta con tanta insistenza da Washington. Anzi ha già scritto una lettera al presidente della Commissione, José Manuel Barroso, e ad altri sei colleghi, cercando di convincerli ad abolire il divieto di importazione, per dimostrare alla controparte americana la volontà dell'Ue di cooperare nella risoluzione delle controverse commerciali con gli Usa, nell'ambito del TEC.

E cercando di spingere l’acceleratore della decisione Ue, Verheugen scrive nella sua lettera: "Price è stato molto esplicito, affermando che il presidente Bush considererebbe l'agenda transatlantica compromessa se l'Ue non riuscisse a risolvere questa questione". Verheugen osserva, inoltre, che "gli Stati Uniti considerano la questione del pollame come un test per verificare se siamo davvero pro americani... E' importante - sottolinea - comprendere che se non rispettiamo i nostri impegni dovremo aspettarci guai seri nelle nostre relazioni con l'Amministrazione Usa uscente...".

Ma proprio non ci stanno il commissario all'Ambiente, Stavros Dimas, quello all'Agricoltura, Mariann-Fischer Boel, e l'ex titolare della Salute, Markos Kyprianou, ora ministro degli Esteri cipriota e sostituito dalla compatriota Androula Vassiliou, che difficilmente potrà avere un atteggiamento più morbido.

Le divisioni interne dell'Esecutivo comunitario potrebbero trasformarsi in un vero e proprio scontro se l'Efsa - alla quale è stato chiesto un parere scientifico sui rischi della “disinfezione” finale delle carcasse di pollo americane - dovesse esprimersi contro la proposta di abolire il divieto di importazione nell'Ue. Il parere dell'Autorità alimentare (che si era già espressa in materia alla fine del 2005, ma in modo non risolutivo) è atteso attorno al 25 marzo.
In caso di mancato via libera dell'Efsa, è molto improbabile che i servizi della Direzione generale Salute e Consumatori (Dg Sanco) della Commissione possano accettare di ignorarne il parere, come invece suggerisce Verheugen.

"Dovremmo anche essere preparati, se il parere scientifico ( cioè dell'Efsa, ) fosse non risolutivo o negativo, ad avanzare una proposta di soluzione alternativa, esaminando la possibilità di consentire le importazioni ma non permettendo il trattamento antimicrobico nella nostra produzione nell'Ue", conclude Verheugen nella sua lettera.

Via | Alice News
Foto | Flickr

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