Le particelle ultrasottili sono la chiave per il monitoraggio corretto dell'aria

Bruxelles, la Grande Place. Foto:  gbatistiniSecondo uno studio recente, l'estensione della misura del particolato alle particelle ultrasottili è necessaria per il monitoraggio della qualità dell'aria poiché , permetterebbe di distinguere l'origine del PM. Le particelle di dimensioni minori (PM fino a 1 micron), infatti, derivano dalla combustione nei motori delle centrali e delle automobili, mentre le più grandi traggono origine da processi meccanici e meccanismi naturali.

Il problema deriva dal fatto che gli standard europei di misura in voga finora sono limitati alle PM2,5 e non permettono una classificazione certa delle particelle più piccole (PM2,5 e minori). Proprio le PM2.5, infatti sono difficili da interpretare, poiché includono particolato sia da processi meccanici che dalla combustione.

La dimensione della PM è cruciale per la valutazione dell'esposizione agli agenti inquinanti e concerne sia la chimica della particella che la possibilità di respirarla noi, in quanto il naso filtra le particelle dai 10 micron in sù (prodotte dai macchinari dalle piante e la polvere portata dal vento), ma non le più piccole. Gran parte dell'inquinamento è, comunque, di matrice antropica e collegabile alla combustione che crea particelle inferiori ad 1 micron.

Via | EU DG Environment
Foto | gbatistini
» Atmospheric Environment, Modality in ambient particle size distributions and its potential
as a basis for developing air quality regulation

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