Le nanoparticelle sono pericolose anche per le cozze

La scienza pericolosa: le nanoparticelle ed il fenomeno del bioaccumulo. Foto di Murky1Torniamo a parlare di particelle dell'infinitamente piccolo. Una ricerca del dipartimento di chimica dell'Universitè di Montrèal, ha posto l'accento sulle nanoparticelle (che già oggi utilizziamo spesso e che contengono sostanze tossiche come cadmio o mercurio) ed il loro effetti sui viventi. Secondo il prof. Sébastien Sauvé tali sostanze sono pericolose infatti "diversi studi hanno mostrato gli effetti nocivi del cadmio nel sistema immunitario di diverse specie animali".

La ricerca si è concentrata sui mitili in quanto specie utilizzata spesso come filtro per concentrare le sostanze disciolte, un filtro naturale in grado di evidenziare quindi la salubrità e la purezza dell'acqua stessa. Dalle analisi effettuate è stato evidenziato che 1.6mg per litro sono sufficienti a ridurre la loro capacità di reazione nei confronti dei corpi estranei e quindi una deficienza del sistema immunitario.

I problemi connessi a questi fenomeni sono sostanzialmente due: il primo è l'estrema diffusione di particelle delle dimensioni infinitesime come nei lettori DVD, nei tessuti, nei pneumatici ed in certi cibi; il secondo è il fenomeno di bioaccumulo che si verifica lungo tutta la catena trofica. Ancora una volta si lancia un grido di allarme nei confronti di una scienza e di una tecnica che non tiene conto (o che non è in grado di tener conto) delle conseguenze prodotte.

La nota positiva è che si fanno ricerche per colmare questo gap, la negativa è che se effettivamente dovessimo abbandonare per motivi igienici queste tecnologie qualcuno dovrà dirlo ai fautori de "la scienza ci risolverà tutti i problemi in futuro" e che vedono nella ricerca e nelle sue applicazioni una religione, una divinità che ci salverà tutti quanti, distorcendo pericolosamente la realtà dei fatti.

Via | Universitè di Montrèal
Foto | Murky1

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